Un po’ di tutto…

in realtà la mia è giornata è occupata da YoYo Comunicazione (comunicazione:nuovi media) e dalla Politica (faticosamente e convintamente dentro il PD).

A proposito di libertà di informazione…

Fatevi una passeggiata qui

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Essere Comunisti

Ho finito da qualche giorno di leggere “La ragazza del secolo scorso” della Rossanda.

Non so secondo quale filo conduttore, un po’ per volta, nei prossimi giorni ne pubblicherò alcuni passaggi.

Pagina 117.
“Nelle cellule di strada (per qualche anno ci furono) si scendeva la sera; nella memoria scendo sempre, perché presto le sedi che erano state fasciste restarono si e no alle dirigenze mentre, ma maggior parte venendo riconquistata da qualche proprietà, il Pci calava fortunosamente negli scantinati delle vecchie case popolari, quelle che a Milano costituirono una gran cintura dopo le case a ringhiera. Ci si accedeva dal cortile, la porta segnalata da una falce e martello o dell’annuncio dell’ultima riunione, e dopo qualche scalino si era tra le viscere dell’immobile, tubature da tutte le parti, muri ridipinti dal compagno imbianchino, due bandiere alle pareti e sul tavolo il drappo rosso che alla fine si piegava e metteva via. C’era gente, talvolta si faceva il pieno, qualcuno faceva l scale esitando per vedere com’erano i comunisti e si sedeva in fondo.
La relazione non era mai brevissima, partiva dallo stato del mondo anche se alle varie impelleva la bolletta del telefono. Si riferiva sugli eventi internaionali o del paese, e sempre di quel che aveva discusso e deciso una direzione o il comitato centrale. Si può sorridere delle approssimazione (lo “schematismo”), del passare di gradino in gradino dal centro del mondo allla periferia, al quartiere, dall’informazione alla direttiva, ma fu un’immensa acculturazione. Mobilitava i quadri e tutti coloro in grado di parlare , perché i funzionari e i giornalisti disponibili erano pochi rispetto al territorio da coprire nella metropoli a stella e nella sua grande provincia. Eravamo spediti in tram a Rogoredo o a piazzale Corvetto, ma il sabato era o domenica mattina venivamo stipati in sei o sette sulla giardinetta di uno di noi, che ci depositava uno per uno in provincia da un paese all’altro e aspettava con l’ultimo – ero spesso io – che finisse il comizio o la riunione per riprenderci su come i chicchi d’una collana e riportarci a Milano.
Era il partito pesante che si andò logorando negli anni settanta e ottanta e fu distrutto dalla svolta del 1989, una rete faticosa ma vivente che strutturò il popolo di sinistra contro l’omologazione dei giornali, e della radio e della prima Tv, tutte di governo. Chi ricorda che fino al 1963 non un comunista parlò dai microfoni e davanti alle telecamere? Era un popolo che si unificava in nome d’una idea forse semplificata della società, fra dubitose domande e meno dubitose risposte; ma mentre ogni altra comunicazione spingeva a una privata medietà, il partito si sforzava fin ossessivamente a vedersi nel mondo e vedere il mondo attorno a sé. La sezione di Lambrate sentiva, a giornata di lavoro chiusa, quel che aveva detto Truman, quel che succedeva a Berlino, lo confrontava con quel che aveva colto a sprazzi dalla radio, sapeva dov’erano Seul o Portella della Ginestra – l’ignorante non era disprezzato, ma neppure adulato, era la borghesia a volerci ignoranti, l’imperialismo, i padroni. Osservando quei visi in ascolto, pensavo che a ciascuno la sua propria vicenda cessava di apparire casuale e disperante, prendeva un suo senso in un quadro mondiale di avanzate o ripiegamenti. Seguiva il dibattito. Non era mai un gran dibattito. Quando uno prendeva la parola per contestare – sempre da sinistra, il partito nuovo appariva concessivo – non solo dal tavolo del relatore scattava un riflesso di difesa della linea: tutto ma non dividere quell’embrione di altro paese, non tornare atomizzati nel quartiere, soli in fabbrica.
Questo, assai irriso a fine secolo, è stato il partito che fu anche mio nel dopoguerra. Poi c’erano i gruppi dirigenti, l’eletto del popolo al comune e alla Camera. Ma quelli del seminterrato, quelli che passavano di reparto in reparto o di casa in casa, a fine lavoro, a raccogliere i bollini del tesseramento configuravano una società altra dentro a questa. Nella quale i comunisti si volevano i più uguali e i più disciplinati, gli sfruttati e oppressi ma sicuri di capire più degli altri le leggi che fanno andare il mondo, con semplicità e presunzione. E convinti di essere sempre un po’ al di sotto del loro proprio ideale e quindi moralisti, severi con gli altri e quella parte di sé che rischiava di essere l’altro. (…) Tuttavia chi veniva dal 1945 non lo confuse con una guerra né desiderò che lo diventasse. Non pensò che si affrontassero fascismo e antifascismo. Cerco di riaffermare la percezione di allora: i nemici di classe non ci erano umanamente alieni come i fascisti, ma politicamente inconciliabili. E infatti non li chiamavamo fascisti – questo divenne corrente dopo il 1968 – ma i padroni erano i padroni, i borghesi erano borghesi, il governo era avversario. E così fummo anche noi per loro: eravamo dentro l’arco costituzionale e determinanti nella Costituente, ma non un partito come un altro.”

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Repubblica?

Mio padre mi segnala oggi quest’articolo. Non avendolo letto, fortunatamente.

Già il titolo dice molto e, leggendo, la situazione peggiora notevolmente!

Si parla dei lati oscuri di Internet. Se ne parla purtroppo commettendo grossolani errori.

Si confonde lo strumento con l’utilizzo che se ne fa, peraltro citando pochi casi isolati ed evidentemente patologici, a prescindere da Internet o dallo sviluppo della tecnologie e dall’utilizzo che se ne fa.

Si mischiano problematiche diverse legate ad età diverse; si confonde l’uso eccessivo di internet delle varie fasce d’età con la frequentazione, da parte dei bambini, di siti porno o similia – problema serio, per la cui risoluzione, più che affidarsi ad una versione di XP modificata, la famiglia dovrebbe guidare, educare, responsabilizzare e proteggere il bambino; si citano dati talmente generici e perfetti a dimostrare le tesi dell’articolo (peraltro nulla più che un’instillazione generica di diffidenza verso lo strumento Internet), da essere davvero poco credibili; infine, come ciliegina sulla torta, si racconta di una finta clinica cinese che usava la tortura come terapia alla dipendenza da web, finita sotto processo, chiusa e arrestati tutti gli “operatori”.

La TV fa schifo, il televisore ormai a casa si usa solo per divx scaricati da Internet.

Il giornale lo leggo, spesso. Repubblica meno.

Dal sensazionalismo sarebbe meglio starne lontani, sempre.

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Best Practices?

L’amico (e compagno) Giovanni Zannola mi ha inviato un’email per segnalarmi un provvedimento molto interessante.

“Care amiche e cari amici,
la Giunta regionale del Lazio ha stabilito i termini per la presentazione delle domande per usufruire del reddito minimo garantito. Il periodo di presentazione delle domande è dall’ 1 al 30 settembre. I moduli da compilare si potranno trovare negli 800 uffici postali della Regione, nei 60 Comuni capofila di Distretto Socio Sanitario e nei 20 Municipi del Comune di Roma. Anche le Province potranno distribuirli tramite i Centri per l’Impiego e le altre strutture accreditate.Le domande potranno essere consegnate presso i Comuni capofila e i Municipi, oppure essere inviate mediante raccomandata con ricevuta di ritorno.
Una volta raccolte tutte le domande pervenute le Province stileranno le graduatorie degli aventi diritto, secondo i criteri stabiliti dalla Regione.

Vi informo anche che è stato sottoscritto un accordo con Poste Italiane per l’utilizzo degli uffici postali, presenti in modo capillare sul territorio compreso i piccoli comuni, per distribuire i moduli e la guida per la compilazione, ritirare le domande inoltrate ai comuni capofila e ai municipi romani, effettuare la prima lettura elettronica dei moduli e successivamente trasmetterli alle Province. Infine, dopo la compilazione delle graduatorie dei beneficiari da parte delle Province, gli uffici postali provvederanno anche ad erogare l’assegno del Reddito Minimo Garantito. A giorni saranno disponibili sul sito www.portalavoro.regione.lazio.it il facsimile del modulo di presentazione delle domande e la guida alla compilazion.

Ricordo che questa è solo una prima fase sperimentale della Legge sul Reddito garantito, al momento infatti  è accessibile esclusivamente  a  donne e uomini di età compresa tra i 30 e i 44 anni e con un reddito personale imponibile non superiore a 8.000 euro nell’anno precedente. Contiamo però, di poter allargare lo spettro di accessibilità e permettere a una fascia molto piu ampuia di cittadini della Regione di questo importante aiuto per tentare di fronteggiare la crisi, partendo però dalle fasce più deboli del mercato del lavoro.”

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Ormai siamo a questo punto.

Siamo al punto in cui queste cose non sono scontate.

http://www.la7.it/approfondimento/dettaglio.asp?prop=trafficando&video=26079

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Siamo partiti democratici.

Comunicazione del Responsabile Organizzazione e Comunicazione del Circolo PD Talenti di Roma.

Organizzazione della “comunicazione”


Le iniziative sul territorio devono, al momento, poter assolvere principalmente alle seguenti necessità:

  • rompere l’omertà dei media su argomenti scottanti per la maggioranza;
  • divulgare notizie utili al cittadino;
  • pubblicizzare il partito o i suoi candidati;

Perché ciò sia possibile occorrono risorse umane e logistiche ambedue al momento carenti e di conseguenza è necessario seguire un criterio organizzativo mirato ad ottimizzare il poco tempo che ogni uno di noi ha a disposizione e le scarse risorse.

Per poter ottenere dal nostro sforzo il risultato migliore occorre unire la presenza sul territorio ad un’immagine di efficienza ed operosità. E’ per questo che ritengo utile seguire, se sarà possibile, i seguenti criteri:

  • la postazione, sempre che in possesso dell’occupazione di suolo pubblico, dovrebbe contemplare almeno un tavolino e sempre una o più bandiere e non solo per ostentare il nostro simbolo ma per rendere visibile anche a chi non è limitrofo all’iniziativa la nostra presenza;
  • il numero di partecipanti non dovrebbe scendere sotto le 5 unità, dal momento che con la presenza della postazione fissa si dovrebbero contemplare iniziative di raccolta firme per petizioni o iscrizione al partito;

·      l’organizzazione dovrebbe prevedere gruppi autonomi, possibilmente formati da persone eterogenee (non solo ragazzi o solo adulti) per comunicare un’immagine di partecipazione comune e non di gruppo o generazionale, a meno che questo non sia richiesto da esigenze mirate (es. volantinaggi presso scuole);


Compiti


Responsabile organizzazione/comunicazione


  • riceve dal Circolo, dagli eletti, dai Gruppi di Lavoro ed anche e spero soprattutto dal singolo iscritto proposte, vagliate dalla Coordinatrice, su argomenti utili per iniziative di comunicazione;
  • si attiva per la realizzazione grafica del volantino/manifesto;
  • predispone il materiale necessario per le azioni divulgative e le eventuali altre iniziative sul territorio;
  • relaziona al Circolo (Coordinatrice) sulle  attività svolte e sulle eventuali necessità logistiche;


Responsabile gruppo

 

  • è il punto di riferimento dei partecipanti al gruppo;
  • è il responsabile della gestione del gruppo;
  • organizza il ritiro e la riconsegna del materiale presso il Circolo (sarà in possesso delle chiavi);


Partecipanti


A loro è solo chiesto cuore, gambe e voglia di esserci.

Siamo partiti democratici, dove andremo a finire?

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Zoro

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L’efficienza dell’Amministrazione di destra

Bravo Bonelli! Questo si che è governare!

Bravo Bonelli! Questo si che è governare!

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RACCOLTA DI FIRME PER IL CAMBIO DI NOME DA PARCO NAZIONALE DEL POLLINO IN PARCO NAZIONALE DEL MOLLINO.

“Vi invito ad una raccolta di firme per poter effettuare una consultazione referendaria sul cambio di nome del Parco del Pollino in Parco del Mollino, cosi da poter rientrare a pieno regime nelle logiche di sviluppo della Regione Basilicata che, con un sol colpo di bisturi, ha deciso che lo sviluppo turistico in Regione si attua solo dove è presente l’ iniziale  M, vedi Matera, Metaponto, Melfi, Maratea. In origine pensavo che il problema del mancato sviluppo del Parco del Pollino fosse dovuto ad una mancanza di progettualità del territorio, ad una mancanza di sinergie propositive tra istituzioni e imprenditoria privata. Pensavo che ci fosse volontà politica di non far emergere questo territorio troppo vicino ai due mari e quindi di facile sviluppo raccordando il turismo balneare a quello ambientale della montagna, a discapito delle aree fortemente  depresse(sigh!), dell’entroterra, vedi il Vulture, il Parco Gallipoli Cognato, la Val d’Agri, Matera  dove hanno solo l’aglianico, le acqua minerali, i laghi di Monticchio, la Sellata, il gas, il petrolio,la Fiat, le dighe, il salottificio, i castelli, i Sassi, e qualche altra piccola cosa. Stupidamente pensavo che fosse più difficile far parte di un progetto di sviluppo sostenibile di una Regione come la Basilicata che si spende tanto per promuovere Francis Ford Coppola che ha avuto la grazia di nascere in Basilicata, ma che poi come tutte le persone ingrate è scappato via, sputando nel piatto in cui mangiava per fare la fame in California e diventare il sign. Nessuno. Mentre se fosse rimasto in Basilicata probabilmente avrebbe avuto la possibilità di entrare nel mondo della celluloide e quindi nella Storia. Invece no! devono vivere da pezzenti, forse perché non possiedono un nome o cognome che inizi per M.
Ma pensandoci bene , che la colpa fosse anche del nostro presidente del Parco? E se invece di chiamarsi Pappaterra  si fosse chiamato Mappaterra, avremmo avuto uguale trattamento? O forse lo stanno trombando? Magari vogliono metterci a presidente qualcuno che inizia con la M ed hanno iniziato le grandi manovre? –tu come ti chiami!gli chiede l’assessore bisturaio – Pappaterra- risponde il presidente-  mi dispiace, so che è una scelta straziosa(!) ma devi andare via, noi finanziamo solo i territori che iniziano con la M, quindi tu non servi più! Ecco svelato l’arcano!
A pensare che era tutto più difficile, ma la classe politica lucana non si scompone mai. A tutto c’e’ un rimedio. Raccogliamo le firme, cambiamo il nome da Pollino in Mollino, da subito, prima che cambi di nuovo il governo regionale, altrimenti qualcun altro cambia l’iniziale e ci troveremmo di nuovo solo con la M, a dire il vero un iniziale che ci calza a pennello nel Parco, perché siamo davvero nella Merda.!

FEDERICO VALICENTI
Chef e gastronomo del parco del Pollino
Prossimo I° imprenditore del Parco Nazionale del Mollino”

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La gggente deve mori’

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