Fatevi una passeggiata qui
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Settembre 17, 2009 • 11:47 pm 0
Fatevi una passeggiata qui
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Agosto 21, 2009 • 11:21 pm 0
Ho finito da qualche giorno di leggere “La ragazza del secolo scorso” della Rossanda.
Non so secondo quale filo conduttore, un po’ per volta, nei prossimi giorni ne pubblicherò alcuni passaggi.
Pagina 117.
“Nelle cellule di strada (per qualche anno ci furono) si scendeva la sera; nella memoria scendo sempre, perché presto le sedi che erano state fasciste restarono si e no alle dirigenze mentre, ma maggior parte venendo riconquistata da qualche proprietà, il Pci calava fortunosamente negli scantinati delle vecchie case popolari, quelle che a Milano costituirono una gran cintura dopo le case a ringhiera. Ci si accedeva dal cortile, la porta segnalata da una falce e martello o dell’annuncio dell’ultima riunione, e dopo qualche scalino si era tra le viscere dell’immobile, tubature da tutte le parti, muri ridipinti dal compagno imbianchino, due bandiere alle pareti e sul tavolo il drappo rosso che alla fine si piegava e metteva via. C’era gente, talvolta si faceva il pieno, qualcuno faceva l scale esitando per vedere com’erano i comunisti e si sedeva in fondo.
La relazione non era mai brevissima, partiva dallo stato del mondo anche se alle varie impelleva la bolletta del telefono. Si riferiva sugli eventi internaionali o del paese, e sempre di quel che aveva discusso e deciso una direzione o il comitato centrale. Si può sorridere delle approssimazione (lo “schematismo”), del passare di gradino in gradino dal centro del mondo allla periferia, al quartiere, dall’informazione alla direttiva, ma fu un’immensa acculturazione. Mobilitava i quadri e tutti coloro in grado di parlare , perché i funzionari e i giornalisti disponibili erano pochi rispetto al territorio da coprire nella metropoli a stella e nella sua grande provincia. Eravamo spediti in tram a Rogoredo o a piazzale Corvetto, ma il sabato era o domenica mattina venivamo stipati in sei o sette sulla giardinetta di uno di noi, che ci depositava uno per uno in provincia da un paese all’altro e aspettava con l’ultimo – ero spesso io – che finisse il comizio o la riunione per riprenderci su come i chicchi d’una collana e riportarci a Milano.
Era il partito pesante che si andò logorando negli anni settanta e ottanta e fu distrutto dalla svolta del 1989, una rete faticosa ma vivente che strutturò il popolo di sinistra contro l’omologazione dei giornali, e della radio e della prima Tv, tutte di governo. Chi ricorda che fino al 1963 non un comunista parlò dai microfoni e davanti alle telecamere? Era un popolo che si unificava in nome d’una idea forse semplificata della società, fra dubitose domande e meno dubitose risposte; ma mentre ogni altra comunicazione spingeva a una privata medietà, il partito si sforzava fin ossessivamente a vedersi nel mondo e vedere il mondo attorno a sé. La sezione di Lambrate sentiva, a giornata di lavoro chiusa, quel che aveva detto Truman, quel che succedeva a Berlino, lo confrontava con quel che aveva colto a sprazzi dalla radio, sapeva dov’erano Seul o Portella della Ginestra – l’ignorante non era disprezzato, ma neppure adulato, era la borghesia a volerci ignoranti, l’imperialismo, i padroni. Osservando quei visi in ascolto, pensavo che a ciascuno la sua propria vicenda cessava di apparire casuale e disperante, prendeva un suo senso in un quadro mondiale di avanzate o ripiegamenti. Seguiva il dibattito. Non era mai un gran dibattito. Quando uno prendeva la parola per contestare – sempre da sinistra, il partito nuovo appariva concessivo – non solo dal tavolo del relatore scattava un riflesso di difesa della linea: tutto ma non dividere quell’embrione di altro paese, non tornare atomizzati nel quartiere, soli in fabbrica.
Questo, assai irriso a fine secolo, è stato il partito che fu anche mio nel dopoguerra. Poi c’erano i gruppi dirigenti, l’eletto del popolo al comune e alla Camera. Ma quelli del seminterrato, quelli che passavano di reparto in reparto o di casa in casa, a fine lavoro, a raccogliere i bollini del tesseramento configuravano una società altra dentro a questa. Nella quale i comunisti si volevano i più uguali e i più disciplinati, gli sfruttati e oppressi ma sicuri di capire più degli altri le leggi che fanno andare il mondo, con semplicità e presunzione. E convinti di essere sempre un po’ al di sotto del loro proprio ideale e quindi moralisti, severi con gli altri e quella parte di sé che rischiava di essere l’altro. (…) Tuttavia chi veniva dal 1945 non lo confuse con una guerra né desiderò che lo diventasse. Non pensò che si affrontassero fascismo e antifascismo. Cerco di riaffermare la percezione di allora: i nemici di classe non ci erano umanamente alieni come i fascisti, ma politicamente inconciliabili. E infatti non li chiamavamo fascisti – questo divenne corrente dopo il 1968 – ma i padroni erano i padroni, i borghesi erano borghesi, il governo era avversario. E così fummo anche noi per loro: eravamo dentro l’arco costituzionale e determinanti nella Costituente, ma non un partito come un altro.”
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Agosto 20, 2009 • 6:43 pm 0
Mio padre mi segnala oggi quest’articolo. Non avendolo letto, fortunatamente.
Già il titolo dice molto e, leggendo, la situazione peggiora notevolmente!
Si parla dei lati oscuri di Internet. Se ne parla purtroppo commettendo grossolani errori.
Si confonde lo strumento con l’utilizzo che se ne fa, peraltro citando pochi casi isolati ed evidentemente patologici, a prescindere da Internet o dallo sviluppo della tecnologie e dall’utilizzo che se ne fa.
Si mischiano problematiche diverse legate ad età diverse; si confonde l’uso eccessivo di internet delle varie fasce d’età con la frequentazione, da parte dei bambini, di siti porno o similia – problema serio, per la cui risoluzione, più che affidarsi ad una versione di XP modificata, la famiglia dovrebbe guidare, educare, responsabilizzare e proteggere il bambino; si citano dati talmente generici e perfetti a dimostrare le tesi dell’articolo (peraltro nulla più che un’instillazione generica di diffidenza verso lo strumento Internet), da essere davvero poco credibili; infine, come ciliegina sulla torta, si racconta di una finta clinica cinese che usava la tortura come terapia alla dipendenza da web, finita sotto processo, chiusa e arrestati tutti gli “operatori”.
La TV fa schifo, il televisore ormai a casa si usa solo per divx scaricati da Internet.
Il giornale lo leggo, spesso. Repubblica meno.
Dal sensazionalismo sarebbe meglio starne lontani, sempre.
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Agosto 7, 2009 • 5:58 pm 0
L’amico (e compagno) Giovanni Zannola mi ha inviato un’email per segnalarmi un provvedimento molto interessante.
“Care amiche e cari amici,
la Giunta regionale del Lazio ha stabilito i termini per la presentazione delle domande per usufruire del reddito minimo garantito. Il periodo di presentazione delle domande è dall’ 1 al 30 settembre. I moduli da compilare si potranno trovare negli 800 uffici postali della Regione, nei 60 Comuni capofila di Distretto Socio Sanitario e nei 20 Municipi del Comune di Roma. Anche le Province potranno distribuirli tramite i Centri per l’Impiego e le altre strutture accreditate.Le domande potranno essere consegnate presso i Comuni capofila e i Municipi, oppure essere inviate mediante raccomandata con ricevuta di ritorno.
Una volta raccolte tutte le domande pervenute le Province stileranno le graduatorie degli aventi diritto, secondo i criteri stabiliti dalla Regione.Vi informo anche che è stato sottoscritto un accordo con Poste Italiane per l’utilizzo degli uffici postali, presenti in modo capillare sul territorio compreso i piccoli comuni, per distribuire i moduli e la guida per la compilazione, ritirare le domande inoltrate ai comuni capofila e ai municipi romani, effettuare la prima lettura elettronica dei moduli e successivamente trasmetterli alle Province. Infine, dopo la compilazione delle graduatorie dei beneficiari da parte delle Province, gli uffici postali provvederanno anche ad erogare l’assegno del Reddito Minimo Garantito. A giorni saranno disponibili sul sito www.portalavoro.regione.lazio.it il facsimile del modulo di presentazione delle domande e la guida alla compilazion.
Ricordo che questa è solo una prima fase sperimentale della Legge sul Reddito garantito, al momento infatti è accessibile esclusivamente a donne e uomini di età compresa tra i 30 e i 44 anni e con un reddito personale imponibile non superiore a 8.000 euro nell’anno precedente. Contiamo però, di poter allargare lo spettro di accessibilità e permettere a una fascia molto piu ampuia di cittadini della Regione di questo importante aiuto per tentare di fronteggiare la crisi, partendo però dalle fasce più deboli del mercato del lavoro.”
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Maggio 18, 2009 • 11:41 pm 0
Siamo al punto in cui queste cose non sono scontate.
http://www.la7.it/approfondimento/dettaglio.asp?prop=trafficando&video=26079
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Maggio 15, 2009 • 1:03 am 0
Comunicazione del Responsabile Organizzazione e Comunicazione del Circolo PD Talenti di Roma.
Organizzazione della “comunicazione”
Le iniziative sul territorio devono, al momento, poter assolvere principalmente alle seguenti necessità:
Perché ciò sia possibile occorrono risorse umane e logistiche ambedue al momento carenti e di conseguenza è necessario seguire un criterio organizzativo mirato ad ottimizzare il poco tempo che ogni uno di noi ha a disposizione e le scarse risorse.
Per poter ottenere dal nostro sforzo il risultato migliore occorre unire la presenza sul territorio ad un’immagine di efficienza ed operosità. E’ per questo che ritengo utile seguire, se sarà possibile, i seguenti criteri:
· l’organizzazione dovrebbe prevedere gruppi autonomi, possibilmente formati da persone eterogenee (non solo ragazzi o solo adulti) per comunicare un’immagine di partecipazione comune e non di gruppo o generazionale, a meno che questo non sia richiesto da esigenze mirate (es. volantinaggi presso scuole);
Compiti
Responsabile organizzazione/comunicazione
Responsabile gruppo
Partecipanti
A loro è solo chiesto cuore, gambe e voglia di esserci.
Siamo partiti democratici, dove andremo a finire?
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Febbraio 11, 2009 • 9:09 am 0
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Febbraio 10, 2009 • 3:02 pm 0
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Ottobre 22, 2008 • 1:05 pm 0
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