Un po’ di tutto…

in realtà la mia è giornata è occupata da YoYo Comunicazione (comunicazione:nuovi media) e dalla Politica (faticosamente e convintamente dentro il PD).

E se domani nessuno supera il 50%?

Bersani non potrei votarlo. E Franceschini nemmeno. Per esempio perché girava voce prima dell’estate che Franco Marini e Massimo D’Alema stessero cercando un accordo per la segreteria (Franceschini segretario e D’Alema presidente).
O perché sia Pigi che Dario hanno accettato la proposta di Scalfari, che riflette una pessima considerazione delle regole democratiche.
O perché prevedo, purtroppo, una gestione post primarie (sempre che nessuno raggiunga il 50%) all’insegna della “gestione unitaria”, “dell’accordo” e mai incentrata sull’elaborazione di un progetto, condiviso, per il PD.
Se nessun candidato verrà eletto domani, vorrei che alla convenzione nazionale si parlasse di programma, di posizioni chiare, di futuro del PD. Non solo di leader o di correnti.
Non voterò né Franceschini, né Bersani perché sono sicuro che Marino si comporterà in modo diverso.
Prenderà delle posizioni chiare su cui eventualmente aggregare consenso, non cercherà accordi tattici e davvero obbligherà gli altri due – così come ha fatto con la discussione congressuale – a gestire il partito in modo trasparente.
Voto Marino perché voglio cambiare il PD, per cambiare l’Italia.

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Bersani e Franceschini violano il regolamento per l’acquisto della pubblicità web

L’articolo 4 del regolamento delle primarie del PD dice: “Al fine di CONTENERE i relativi COSTI non è in ogni caso ammessa, da
parte dei candidati o dell…e liste che li sostengono, la PUBBLICAZIONE A PAGAMENTO di messaggi pubblicitari o di propaganda personale sui MEZZI DI COMUNICAZIONE: radiotelevisivi, TELEMATICI, giornali, riviste o
altri organi di stampa e informazione.”

pd_pubblicita_democratica

Com’è evidente dall’immagine, sia Franceschini che Bersani hanno comprato PUBBLICITA’ on line.

Se mi sono sbagliato, come spero, spiegatemi com’è che se cerchi “primarie pd” su Google esce www.dariofranceschini.it tra i link a pagamento;  e poi spiegatemi perché nella colonna di destra di facebook, dove si pubblica le pubblicità, mi è uscito il banner per Bersani/Mazzoli.

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Voto Marino!

Non vi tedierò con l’analisi dei 3 candidati e delle 3 mozioni, sarebbe inutile e, cercando su Internet, ne troverete di ottima qualità.
Piuttosto vorrei, partigianamente, argomentarvi la mia scelta: Ignazio Marino.
La mozione Marino risponde a 2 urgenze irrimandabili del Partito Democratico: radicamento e identità.

Il PD ha dato, in questi due anni, il colpo di grazia al radicamento sul territorio già quasi inesistente di DS e Margherita. Finita l’esperienza del PCI si è deciso che le piazze, i condomini e le sezioni non fossero più i luoghi adatti per entrare in contatto con la società. Alla TV e agli altri mass media è stato delegato il ruolo esclusivo di rappresentare la politica. I risultati di questa operazione sono evidenti: Berlusconi incontrastabile e un partito, il PD, totalmente scollato dalla società.

Al contrario il Partito Democratico deve puntare sul contatto diretto con le persone. Per raccogliere istanze, per sintetizzare esigenze e trovare soluzioni, per essere (come dovrebbe ogni partito) il raccordo tra cittadino e istituzione. I cittadini devono ritrovare nelle sezioni territoriali un punto di riferimento per denunciare un diritto leso, per approfondire un tema, per discutere e confrontarsi sulla politica di questo paese.
La nostra è una società disgregata, le sezioni di partito (fa un po’ vetero ma io ci credo molto) possono essere un avamposto di aggregazione sociale, di qualità.

Sia Bersani che Franceschini criticano la passate gestione del PD – concordo: è assurdo che anche Franceschini sia critico… – e danno soluzioni teoriche interessanti quanto antitetiche.

La grande responsabilità di entrambi però è non aver rotto con la logica correntizia. Queste due mozioni sono correnti, composte a loro volta da sotto correnti. E le correnti non corrispondono ad altrettanti modi di vedere la società, non rappresentano sensibilità politiche differenti ma sono sempre e solo filiere di comando, parallele al partito, che tendono a sostituirlo ed indebolirlo.

La mozione Marino risponde molto chiaramente: l’unica corrente che vogliamo è quella dei circoli. I territori, gli iscritti e gli elettori al centro.
Un metodo rivoluzionario per questo Partito, scontato per un partito sano.

Il secondo tema è l’identità. Il Partito Democratico – che non comunista, non è socialista, non è socialdemocratico – non ha costruito un’identità. I grandi partiti del 900 avevano l’ideologia a caratterizzarli. Il Partito Democratico no.

A mio avviso il PD deve caratterizzarsi su posizioni politiche chiare e concrete. Sulle soluzioni a problemi reali. Su una lettura definita, quotidiana e strategica, della società in cui viviamo.

Sui temi economici, civili, sociali, ambientali o sulla scuola, sull’università, sulla politica estera cosa pensa il PD? Qual è l’analisi e quali le soluzioni?

Anche se tentativi ce ne sono stati, il PD non è riuscito a offrire risposte a queste domande.
Marino ci ha provato. Con umiltà e per quanto sia possibile in una mozione congressuale, ci ha provato. Ha preso delle posizioni chiare su temi forti: si al contratto unico, al salario minimo garantito, al reddito di solidarietà; no al nucleare; no ai respingimenti e si a regole chiare per l’immigrazione; si alle unioni civili, si al testamento biologico. E, ancora, si al diritto di cittadinanza per chi nasce in Italia, si all’energia rinnovabile, si alle pari opportunità e al merito, si al rapporto diretto tra elettori ed eletti con primarie e collegi uninominali.
Su questi temi si può essere d’accordo o meno, ma di sicuro scegliere è l’unico modo per creare un’identità.
Le altre due mozioni sono vaghe – quando non contraddittorie – su molti temi e, soprattutto, sono impossibilitate a prendere posizioni chiare perché al loro interno hanno esponenti che non sono d’accordo su molte cose. Mercato del lavoro, nucleare, diritti civili, immigrazione, legge elettorale sono alcuni dei temi su cui né Franceschini né Bersani sono in grado di esprimere una posizione chiara.

Mai, da tanto tempo a questa parte, sono stato così convinto di una scelta congressuale. Ignazio Marino incarna la possibilità di riformare la politica italiana.

Non andrò oltre, salvo consigliarvi di vedere i video che trovate qui sotto. Espongono le posizioni della Mozione Marino sui principali temi politici; posizioni chiare e semplici, su cui essere d’accordo o meno.

Il 25 Ottobre votate e fate votare Ignazio Marino, è ora di cambiare!






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PD: i risultati dei congressi di Circolo a Roma

Più Excel e meno Word! Come ci consigliava l’amico Mario.

Qui l’excel con i risultati dei congressi di roma.

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Ignazio Marino a Severgnini: “Ecco perché mi candido”



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PD: BETTINI, MARINO VA. ORA FACCIA SQUADRA APERTA

(ASCA) – Roma, 6 lug – ‘In queste ore si sta confermando la forza innovativa e persuasiva della candidatura di Marino.
Sono felice, dunque, di averci lavorato da tempo, seppur in solitudine. Marino riscuote consensi perche’ appare un vero cambiamento, denso, sobrio e solido, fondato su una grande forza culturale e su valori e principi difesi limpidamente e senza compromessi.
E’ una boccata d’aria fresca nella spenta politica italiana e puo’ riportare all’entusiasmo iniziale del progetto del PD, arricchendolo di ulteriori nuove energie e contenuti’.
Lo afferma Goffredo Bettini, memebro della direzione del Pd e sponsor della candidatura di Ignazio Marino alla segreteria del Pd.
‘La forza di Marino -aggiunge Bettini- sta nella sua autonomia e liberta’ e nella sua capacita’ di aprire una nuova pagina. La forza di Marino e’ Marino stesso.
Per questo, in coerenza con la mia intenzione di impegnarmi sempre di piu’ in un lavoro culturale ed intellettuale, penso che ora egli debba andare avanti con una sua squadra e che il mio impegno di direzione sul campo finisca qui. Trovero’ certamente altri modi per sostenerlo nella battaglia congressuale. D’altra parte anche nei giorni passati ho potuto dare a Marino solo le mie idee e non apparati di cui sono privo, avendo anche rinunciato via via a tutti gli incarichi istituzionali e di direzione nazionale e locale nel partito’. ‘Sono certo -conclude Bettini- che Marino costruira’ la sua squadra in modo aperto, plurale, ricco, in armonia con il suo profilo. Respingendo fin dall’inizio tutti i protagonismi di potere di gruppi, di correnti o personali, che hanno intossicato il PD dalle elezioni politiche ad oggi e che ho combattuto vanamente’.
min/luq/ss 061811 LUG 09 NNNN

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Franceschini: il male necessario.

Non ce l’ho con lui. Mi è simpatico. Per essere rappresentante del mondo cattolico moderato, mi pare sia un personaggio positivo e coraggioso.

 

Dirò alcune cose ora in risposta a miei interrogativi, interventi di amici, proposte di soluzioni per il PD in agonia. Non pretendo di aver inventato niente, né di avere ragione. Tutti dicono la propria, io dico la mia.

 

Comincio smontando.

 

C’è chi dice: servono i contenuti, le idee, le ideologie. La mia opinione è che in questa fase  la ricostruzione di un tessuto ideale, di modelli teorici di riferimento non sia sufficiente a ricostruire l’identità della sinistra. Il momento impone fermezza, governance. Al popolo della sinistra serve un punto di riferimento!! Per costruire le ideologie ci vogliono degli anni! E nel frattempo?

E poi c’è un altro tema: il berslusconismo. Ormai è culturalmente egemone. La verità è che la televisione commerciale ha formato generazioni intere di italiani “berlusconiani”. Anche chi vota a sinistra, anche il pd per alcuni aspetti è berlusconiano. È pericoloso pensare che sul piano culturale la sinistra possa vincere sul berlusconismo. Almeno non nel breve-medio periodo. Nel breve poi purtroppo non vedo chi possa elaborarle queste idee, libero da patronati politici. E non vedo nemmeno un partito in grado di recepirle queste idee, è troppo preso dalle spartizioni, dalle lotte di potere. 

No, solo le idee non bastano.

 

E se è vero che le idee non bastano, la risposta naturale è: serve un leader!

No. Non serve un leader. Un leader da solo non ce la farà. Basta fare qualche esempio. D’Alema, che di governance (diciamo cosi, va…) se ne intende, ha provato a fare il partito del presidente, ha provato a sostituirsi (con il suo staff) ai dirigenti DS. La fine che ha fatto è nota. Veltroni, 10 anni dopo, ha fatto la stessa operazione. Con il suo stile, con il veltronismo e la direzione nazionale, invece che con lo staff. Ma il concetto è simile: io, io, io. Questo PD, che è un partito dalla classe dirigente incancrenita e in guerra continua al suo interno, ha scientificamente e continuamente eroso la leadership. Veltroni senza le varie correnti e correntine avrebbe potuto, forse, decidere/fare qualcosa! Di Prodi non ne parlo, mi viene troppa tristezza. 

La classe dirigente (parlamentari e i politicanti vari, nazionali e locali) non ci sta, non ci può stare, a lasciare tutta la scena al leader. È impensabile.

La sensazione, guardando questi 2 semplici esempi, è che un altro (ancor più uno come Bersani) finirebbe nello stesso modo!

Un leader, solo, non ce la può fare.

 

Si parla poi di ricambio. L’opinione ormai diffusa e condivisa è: non serve un ricambio anagrafico. Tendenzialmente l’affermazione viene declinata poi con due significati: “non abbiamo bisogno della veltroniana Madia” o “l’esperienza non è un gioco, un partito o il governo di una nazione non si può lasciare a persone di poca esperienza”. Dico alcune cose, schematicamente:

  • l’attuale classe dirigente (sinistra, pd, riformisti o non lo so) ha evidentemente fallito. Si occupa principalmente della propria autoconservazione e ciò che doveva dirigere ha collassato ormai irrimediabilmente.
  • Se è vero che è stata perdente, è anche vero che però che si parla di una generazione che ha vissuto momenti importanti del nostro paese, quanto meno dal punto di vista della formazione della coscienza politico-civile delle persone. i più anziani il dopoguerra, i più giovani il 68, il 77 e la caduta del muro e delle ideologie. La generazione mia? La generazione dei nati negli anni 70?
  • Io sono dell’84. Un bambino, praticamente. Consideriamo la generazione dal 75-76 fino al’85. Mi guardo intorno e non vedo la possibilità per noi di formarci politicamente in maniera decente. i partiti, quali? Le scuole di formazione, quali? Le proteste studentesche, quali? Non mi pare che abbiamo avuto l’occasione storica di formarci.
  • In questo senso potrei affermare che non c’è una classe dirigente in erba, pronta a sostituire tra 5-10 anni quella attuale. La cosa mi preoccupa.
  • Gli unici che hanno un’abitudine ad occuparsi di politica, ad eccezione di qualche raro caso di militanza territoriale vera, sono i baby dirigenti delle giovanili di partito, delle quali non posso dire di aver avuto buona impressione o esperienza. Sono tendenzialmente (non ve la prendete personalmente, per favore!) chiuse, autoreferenziali, impegnate in continui congressi. Sono lontane dai ragazzi, dalle scuole, dai posti di lavoro. Non è questione di buona o cattiva fede, è il contesto dell’attività politica quotidiana che ti corrode dall’interno. Questa almeno è la mia piccola esperienza di militante romano.
  • C’è tutto il mondo poi degli amministratori locali (più o meno giovani). Più frequentemente a quei livelli è facile trovare brave persone, politici capaci ed un consenso solido. La caratteristica comune a queste persone, oltre quella di non contare granché all’interno del partito, è una libertà di pensiero, una capacità innovatrice, la definirei una laicità di pensiero. Chissà però se quel modello è vincente, cioè se permette a chi lo applica di crescere politicamente e di fare carriera nel partito, e se è replicabile a livelli più alti!!

 

Un altro problema posto è: cosa opporre a berlusconi? 3 considerazioni:

  • Non possiamo opporre un berlusconi di sinistra a quello vero. Sarebbe sbagliato, pericoloso e di cattivo gusto. Inoltre rappresenterebbe la pubblica ammissione di una sconfitta culturale della sinistra.
  • Prodi (D’Alema per la verità) ha vinto due battaglie ma ha perso la guerra. Tenere il centro con questa sinistra radicale è impossibile.
  • Veltroni ha perso. Da soli, in queste condizioni, non si va lontani.

 

Provocazione: il veltronismo senza Veltroni forse avrebbe una chanche.

 

In chiusura dell’articolo, cercando di essere organico, pongo degli obiettivi.

  • Lungo termine, 2020 un grande partito della sinistra al 51%.
  • Medio termine, 2015 grande partito della sinistra al 40%.
  • Breve termine, 2012 il partito democratico al 35% alleato con piccolo centro e piccola sinistra
  • Brevissimo termine, 2010 il pd si rifonda, sostituendo tutti i dirigenti nazionali. elenco le azioni che penso dovrebbe fare il PD.

 

Le azioni da eseguire…

 

  1. Il Partito Democratico, dopo le elezioni europee apre le primarie per il leader nazionale. L’assemblea costituente si scioglie e non si rielegge. È un organo inutile. Fintamente democratico, al limite del populismo. La campagna per le primarie dura 6 mesi. Non ha diritto di candidarsi chi ha ricoperto un ruolo di dirigenza sopra il livello cittadino nei DS, nella Margherita, nei Radicali, nel PD o in ogni altro partito che ho dimenticato di citare. Può candidarsi chi ha la tessera del PD. Dev’essere istituito un meccanismo di rendicontazione dei fondi per la campagna che renda pubblici i contributi durante la campagna, non a posteriori. Per candidarsi non dev’essere necessario raccogliere le firme in più regioni, altrimenti si potranno presentare solo persone con un profilo nazionale ed un’organizzazione strutturata alle spalle. Le primarie non eleggono null’altro che un segretario. Il sistema elettorale o di regole deve essere architettato per portare persone tra i 25 e i 40 anni a girare l’italia intera, raccogliendo fondi dalle persone e convincendo casa per casa, piazza per piazza a votare. Ovviamente il sistema Obama è vincente…
  2. Nel frattempo gli organi regionali e provinciali rimangono in carica e  mandano avanti il partito. Conducono le campagne elettorali, coordinano il lavoro dei territori, continuano a fare quello che già stanno facendo. In questo modo il partito non rimane senza guida per mesi ma ha una conduzione “regionale”.
  3. La direzione nazionale si compone da 5 membri per regione, nominati dalle direzioni regionali attualmente in carica.
  4. Il segretario nazionale eletto resta in carica per 3 anni. Nomina un proprio staff, del numero e con l’organizzazione che preferisce.
  5. Eletto il segretario nazionale, si procede alla elezione, tramite normali congressi di partito dei segretari regionali e provinciali e delle rispettive direzioni. Non si può candidare chi ha già ricoperto qualsiasi incarico nei partiti sopra citati.
  6. Le regioni, una volta rielette, nominano ciascuna 5 persone che comporranno la direzione nazionale del PD. Essa non ha potere di veto sull’agire del segretario ma ha competenza specifiche nella produzione di proposte di riforma. Le commissioni che si formeranno all’interno della direzione si coordineranno con le numerose fondazioni del partito democratico e con i gruppi parlamentari.
  7. La direzione nazionale vota un codice etico se(ve)rissimo! GRANDE OPERAZIONE MEDIATICA e di sostanza. Tra l’altro lo statuto dovrà garantire la non candidabilità nelle liste del PD di: condannati, candidati al terzo mandato, ex dirigenti nazionali o regionali dei partiti della sinistra. Se la legge elettorale lo permetterà, si dovrà prediligere la territorialità e la capacità di attrarre consenso del candidato. Se la legge elettorale dovesse rimanere l’attuale, le liste elettorali saranno composte in base a preferenze espresse dagli iscritti al PD.
  8. Le fondazioni del partito democratico, per essere riconosciute come tali, devono avere esclusivamente ruolo formativo e di produzione politica. È incompatibile avere un ruolo all’interno di una fondazione e nel partito. Il loro sistema di regolamentazione e di finanziamento dovrà favorire la formazione di gruppi di studio, formati dalla ex classe dirigente dei partiti della sinistra e dai giovani studiosi delle materie giuridiche, economiche, ambientali e sociali.
  9. Entro il 2012 il Pd produrrà un programma politico di riforma generale dello Stato italiano. Alla stesura di questo programma dovranno partecipare: iscritti al PD, ex dirigenti dei partiti, intellettuali, dirigenti territoriali del partito. La fase di stesura del programma dev’essere tale da essere ricordata come il più grande momento di dibattito e confronto di almeno metà della nazione (non metà dei media, metà dei partiti ma metà dei 56 milioni di italiani). Per chiarezza: gli iscritti parteciperanno formalmente alla stesura, i simpatizzanti saranno coinvolti dal dibattito. Dovrà attivarsi un meccanismo trasparente e continuo di fundraising, alimentato direttamente dai cittadini.
  10. Nel 2013 si eleggerà il nuovo leader che con un programma nuovo e ipercondiviso e con una direzione nazionale molto radicata sul territorio, si preparerà alla campagna elettorale.
  11. Dipendentemente dall’andamento nei sondaggi e nelle amministrative e dalla legge elettorale, si valuterà se andare soli o se allearsi con altre forze.

 

 

Evidentemente sono pensieri di un semplice militante, che pecca di idealismo e non ha la visione d’insieme della situazione nel suo complesso.

 

Dopo la militanza territoriale, provo anche io a fare la mia nell’elaborazione…

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post walter?

Riporto le opzioni, tutte condivisibili, previste da luca sofri.

Ci confrontiamo?

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Bersani ci salverà! (?)

Il ministro ombra annuncia che si candiderà alla leadership del Partito democratico: “Sento il disamore dei nostro elettori. Ho fatto una cavolata a non correre alle primarie”

Modestamente l’ho sempre sostenuto: “Ma così Walter si riduce a fare il leader dei supporter e questo non può bastare a un grande partito”

http://www.repubblica.it/2009/01/sezioni/politica/partito-democratico-25/bersani-primarie/bersani-primarie.html

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Su una nota facebook di Chicco Testa

Cari tutti,
la questione è seria. Questo PD non va. Non ha mantenuto la promessa, quella di rinnovare la politica italiana.
Non è un partito nuovo. Ha riproposto le stesse dinamiche dei due vecchi partiti da cui proviene. Anche le primarie (quelle del 2007 e, ahimè, quelle dei giovani) sono state occasione di riprova di quanto è compromessa questa classe dirigente. Anche i giovani lo sono. Chi fa politica da qualche anno nella SG o nei giovani della margherita ha già imparato tutti i meccanismi e li ripropone anche nella fondazione della nuova organizzazione giovanile di un nuovo partito.
Che tristezza.
Sono un candidato all’assemblea regionale del lazio, eletto per giunta. Ne ho viste di tutti i colori.

Per accaparrarsi un posto nell’assemblea (nazionale o regionale che sia) si è arrivati a fare di tutto. In POCHISSIMI casi, e mi verrebbe da dire in nessun caso, si è fatto attenzione a coinvolgere nuovi ragazzi, ad entrare nelle università, nelle scuole, a cercare l’aiuto di realtà estranee alla politica partitica. 2 mesi di lavoro su queste primarie mi hanno tolto la speranza anche sulla prossima generazione. Se quelli impegnati in politica che ora hanno 25-30 anni sono così, rimpiango d’alema, fassino, bersani, veltroni. Almeno la loro generazione ha vissuto fasi della storia italiana e mondiale che possono aver formato la loro visione politica delle cose, meglio della mia generazione, cresciuta nell’agio totale degli anni 80-90 e nell’antipolitica degli ultimi anni.
Tornando al nostro PD, abbiamo alzato la posta, abbiamo detto che sarebbe stata una cosa nuova, che non saremmo più stati autoreferenziali, che non ci saremmo più concentrati su noi stessi, che saremmo tornati tra le gente, ad ascoltare, ad occuparci dei bisogni delle persone. Abbiamo alzato la posta. E abbiamo deluso le aspettative.
Penso che se c’è un’occasione per salvare l’ex sinistra italiana dobbiamo sfruttarla. Dobbiamo invertire completamente la rotta. Dobbiamo avere coraggio di prendere scelte, anche impopolari (siamo all’opposizione..). Dobbiamo intercettare i bisogni, rispondere con proposte concrete, cercare di recuperare la crisi dell’antipolitica. Grillo, fortunatamente aggiungo, sta andando giù. Probabilmente parte delle persone che l’hanno seguito ora aspettano, dopo la pars destruens, di potersi impegnare in qualcosa di positivo, la pars costruens. Potrebbe essere il PD.
Liberiamoci di chi ruba, di chi non sa amministrare, di chi non rappresenta l’elettorato, di chi non ha il coraggio di puntare in una RIVOLUZIONE della politica.
Dovremo avere il coraggio di portare fino in fondo queste azioni, senza lettere delle vecchiette, senza l’ecumenismo veltroniano, parlando alla testa, oltre che alla pancia.
O avremo questo coraggio o il PD, e insieme a lui tutta la sinistra dei prossimi 5-10 anni, colerà a picco.

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