Parliamo della Festa de l’Unità, quella di Roma e non solo.

Anche quest’anno Caracalla ospita la Festa de l’Unità. Dobbiamo ringraziare Alemanno, che ha concesso l’area (15 giorni prima dell’apertura!!!), e dobbiamo ringraziare la dirigenza romana che ha deciso di non cambiarle nome, ritardando la damnatio memoriae in corso nel PD per tutto ciò che è ante primarie ottobre ’07. 

Grazie! Alla Festa de l’Unità ci teniamo. Tanto.

Scopo di quest’articolo è proprio riflettere sul senso di questo strano rito. Estivo, popolare, per certi versi antico e sicuramente fondante della tradizione della sinistra italiana.

Servire ai tavoli, tagliare la porchetta, spillare birre, discutere col compagno che taglia il pane troppo alto, ascoltare gli sfoghi degli avventori (a volte convinti di avere davanti il segretario del partito a cui confessare ogni pensiero e perplessità sulla politica mondiale degli ultimi 10 anni), scambiare opinioni con altri ragazzi che, iscritti in un’altra sezione, vivono situazioni completamente diverse dalle tue, arrivare alle 3 di notte stanco ma soddisfatto.

La Festa de l’Unità aiuta la socializzazione tra compagni, avvicina il partito alla gente, è occasione per conoscere realtà differenti del partito, ti fa confrontare con problematiche organizzative, concrete ed immediate. E forma la base.

Il PD deve ancora strutturarsi sotto tanti aspetti: ideologico, del posizionamento politico (estero e non) e infine deve organizzarsi internamente. Abbiamo bisogno di tessere e di luoghi di scambio, di conoscerci e di capirci. Abbiamo bisogno di sintetizzare una posizione comune, abbiamo bisogno di smettere di ragionare come 2 o 3 posizioni. 

Abbiamo bisogno di un partito.

Le sezioni territoriali devono affrettarsi a formare, a motivare e lanciare la base ed un conseguente gruppo dirigente che la governi. Coloro che hanno avuto la responsabilità iniziale di dirigere la fondazione del nuovo partito nei circoli territoriali devono aprire le dirigenze ai nuovi iscritti, spingendo fortemente per un processo di responsabilizzazione dei nuovi arrivati.

La Festa de l’Unità, quella cittadina e quelle territoriali, devono vedere impegnati i vecchi militanti dei DS, della Margherita  e le tantissime persone che hanno dimostrato di volersi impegnare in un partito nuovo. Utilizziamo quest’occasione per creare la base, senza la quale nessun partito può reggere.

Bello il partito leggero, più bello il partito forte e strutturato, attento alla società e radicato nel territorio.

 

W le Feste de l’Unità.

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