Oggi sono stato ad una assemblea pubblica del Partito Democratico, nella quale sono intervenuti Walter Tocci, Nicola Zingaretti e Pierluigi Bersani. Per stoppare Roberto Morassut alla segreteria del partito regionale. Una delle tipiche iniziative organizzate per rispondere ad esigenze e logiche correntizie. 

Mi son dovuto ricredere. Ho assistito ad un serio momento di analisi e confronto su importanti ed attuali problematiche del Partito Democratico: le ragioni della sconfitta, cos’è oggi Roma, cos’è oggi il Partito Democratico, cosa dobbiamo fare, a Roma e nel PD.

Ho apprezzato quest’iniziativa per la qualità degli interventi, sempre attenti al contenuto delle problematiche, mai di posizionamento contro o a favore di qualcuno. Ho apprezzato il  piacere e l’orgoglio di essere nello stesso partito, convivendo con posizioni diverse che tuttavia rappresentano parte di opinione pubblica.

Personale delle amministrazioni pubbliche, economisti, dirigenti del partito e amministratori: coloro che sono intervenuti hanno svolto un’importante funzione di indagine ed analisi dei temi dell’iniziativa. Alcuni partendo dalle ragioni della sconfitta, altri dai problemi strutturali della destra al governo, altri ancora dalle sfide del Partito Democratico. 

Il Partito Democratico è stato sotto certi aspetti “ripensato”. È stata focalizzata l’esigenza di riprendere dalle esperienze del Pci, del Pds e dei Ds ciò che di positivo è stato costruito in decenni: una cultura amministrativa, la capacità di relazionarsi politicamente e modernamente con un ideologia (quale ancora non è dato sapere) che sia funzione di guida e indirizzo nell’analisi e nell’agire politico, la forte presenza nel territorio nazionale e la capacità di recepire le istanze della popolazione. 

Quindi la consapevolezza della necessità di una struttura organizzativa: tessere, congressi e più in generale luoghi di decisione aperti ai militanti.

Si è tentato di immaginare un PD coniugato, meglio di come sia stato fatto finora, con l’esperienza più importante della sinistra italiana, insieme alla CGIL ovviamente.

Arrivato a quell’assemblea ero pieno di aspettative perché questo Partito Democratico non mi rappresenta. O meglio non mi piace come le nostre classi dirigenti lo stanno costruendo.

Uscito, mi sono sentito rincuorato, pieno di fiducia e voglia di continuare a costruire questo Partito Democratico.

 

Ringrazio Tocci, Zingaretti e Bersani perché hanno ridato fiducia a un militante.

Annunci