Ho preso molti appunti alla lezione di oggi, forse troppi. Li sintetizzerò pigramente.
La comunicazione d’oggi deve essere rapida, orizzontale e sintetica.
Sinibaldi ha descritto una efficace immagine dell’utente tipico di una comunicazione: un uomo fermo ad un semaforo rosso. L’uomo è seduto in macchina. Finestrini chiusi, radio accesa. Fuori, vicino alla macchina, c’è un lavavetri che però è al di la dei vetri. L’uomo è chiuso, si è chiuso nella sua macchina dalle minacce del mondo. L’effetto serra, lo smog, il lavavetri. Contemporaneamente quest’uomo chiuso all’esterno dell’abitacolo è connesso al resto del mondo attraverso una miriade di tecnologie più o meno integrate con l’auto, con il telefonino, con lui stesso. L’uomo fermo al semaforo soffre di un disturbo bipolare: l’angoscia di essere sempre raggiungibile e contemporaneamente la paura di essere intercettato, di essere ascoltato, di essere importunato dall’esterno del suo piccolo ed accogliente abitacolo.
Mi piace quest’immagine, mi sembra abbastanza rappresentativa. Un po’ cinematografica forse o letteraria, ma di sicuro efficace.
Il conduttore di Fahrenheit ci ha raccontato di una puntata in cui si è parlato della liberazione di alcuni soldati in ostaggio in Iraq. La notizia della liberazione era stata data poco dopo le 14, la trasmissione inizia alle 15. Il dato interessante è che gran parte degli ascoltatori non aveva saputo della notizia prima della trasmissione. Repubblica.it immediatamente aveva dato la notizia e come lei tutti gli altri giornali on line. La deduzione di Sinibaldi è riguardante la tipologia di target del programma. Persone di elevato grado culturale, sociale e di età avanzata, persone evidentemente poco “connesse”. Alcuni, non molti, sapevano già della notizia da un sottopancia girato sui Simpson, in onda alle 14.30. Un anziano signore del sud, ha raccontato Sinibaldi, ha appreso la notizia dalle campane della chiesa del paese che notoriamente suonano quando è successo qualcosa di importante. Strane strade prende la comunicazione, ciò che è sicuro è l’esposizione totale e continua a cui tutti noi siamo sottoposti.
Su questo Sinibaldi pone la successiva questione: il concetto di opinione pubblica è inappropriato. L’opinione pubblica infatti è qualcosa relativa alla massa, qualcosa di fortemente sorpassato rispetto alla complessità della contemporanea società della comunicazione. La moltiplicazione degli strumenti di comunicazione ha abolito la comunicazione di massa, che è ormai molto diversificata. Per questo l’accezione opinione pubblica = opinione di massa è inappropriata. L’opinione pubblica di per sé stessa è priva di sfumature, è connotata da un mezzo di comunicazione. La situazione odierna è ben più articolata. L’esempio perfetto è TV7, programma di più di qualche anno fa, un programma da 15 milioni di ascoltatori. Primato che oggi non è pensabile, in termini probabilmente assoluti e soprattutto rispetto alla stabilità di quel dato d’ascolto. Ovviamente appresso alla scomparsa del  mezzo di massa c’è il programma di massa. Naturale quindi è il seguente rapporto: programma di massa – pubblicità di massa – prodotto di massa. Oggi tutto questo non c’è più. Tutto dev’essere molto più parcellizzato, targettizzato, selezionato, diversificato.
L’unico fattore che riesce a superare la targettizzazione del pubblico è l’emotività. Una comunicazione che basa la propria forza sull’emotività riesce ancora ad essere “un po’ più di massa”. Da qui la nozione di epoca dell’annuncio. Per bucare lo schermo è necessario procedere per annunci, per slogan, per immagini. L’esempio calzante riferito a questi giorni è la Gelmini e i suoi annunci: il maestro unico, il voto in condotta, il grembiule. Il processo che c’è dietro all’efficacia del messaggio è la semplificazione.
La nostra è la società dell’informazione, siamo pieni di dati e di informazioni, quando siamo fortunati. Sulla Scuola ad esempio c’è una grande attenzione collettiva, tutti noi siamo largamente informati, sensibilizzati, vicini ai temi della Scuola. E così, proprio quel mondo complesso, articolato, pregno di problematiche antiche e difficili da risolvere, viene semplificato. Maestro unico, grembiule e voto in condotta. La semplificazione di una complessità assicura l’efficacia della comunicazione
La chiarezza e le conseguenze di questo discorso mi gelano.
3 frasi spot.
– La comunicazione funziona se intercetta un desiderio (o uno dei sensi o un sentimento). L’accesso all’informazione è immediato, continuo; per rimanere impressa, la comunicazione deve intercettare un desiderio.
– Senza un contenuto adeguato, le tecnologie di comunicazione non funzionano.
– La religione e la politica sono sempre state grandi produttori di tecnologie di comunicazione. Dalla bibbia di gutemberg all’incredibile sviluppo dei libelli politici durante la rivoluzione francese.

Il meccanismo comunicativo funziona quando avvengono 2 processi: il riconoscimento (nel tipico senso psicologico) e la socializzazione. Navigare è la attività che agevola al massimo questi processi. Navigando immediatamente entro in contatto con altri e altrettanto immediatamente riconosco le mie preferenze, il mio mondo, i miei luoghi di riferimento.
Sinibaldi ci ha lasciato con 4 punti su cui riflettere, molto interessanti devo dire.
1- L’accesso libero, ampio e gratuito alle forme di comunicazione. L’Italia su questo è molto molto arretrata. Non per l’uso eccessivo della TV, come sarebbe facile pensare. La differenza con gli altri paesi occidentali dipende dal non uso degli altri mezzi di comunicazione: internet, quotidiani, libri e radio.
2- La rottura della separazione produttore-consumatore dell’informazione.
3- La narrazione della realtà è sempre più difficile. L’evoluzione dei format televisivi ha reso molto difficile individuare dei linguaggi adatti alla narrazione della realtà.
4- Luoghi dove si creino idee. Delle mediasfere distinte dal resto del mondo dove creare, far nascere e far circolare idee. Per evitare un contropensiero unico della comunicazione.

BRAVO SINIBALDI!

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