Non ce l’ho con lui. Mi è simpatico. Per essere rappresentante del mondo cattolico moderato, mi pare sia un personaggio positivo e coraggioso.

 

Dirò alcune cose ora in risposta a miei interrogativi, interventi di amici, proposte di soluzioni per il PD in agonia. Non pretendo di aver inventato niente, né di avere ragione. Tutti dicono la propria, io dico la mia.

 

Comincio smontando.

 

C’è chi dice: servono i contenuti, le idee, le ideologie. La mia opinione è che in questa fase  la ricostruzione di un tessuto ideale, di modelli teorici di riferimento non sia sufficiente a ricostruire l’identità della sinistra. Il momento impone fermezza, governance. Al popolo della sinistra serve un punto di riferimento!! Per costruire le ideologie ci vogliono degli anni! E nel frattempo?

E poi c’è un altro tema: il berslusconismo. Ormai è culturalmente egemone. La verità è che la televisione commerciale ha formato generazioni intere di italiani “berlusconiani”. Anche chi vota a sinistra, anche il pd per alcuni aspetti è berlusconiano. È pericoloso pensare che sul piano culturale la sinistra possa vincere sul berlusconismo. Almeno non nel breve-medio periodo. Nel breve poi purtroppo non vedo chi possa elaborarle queste idee, libero da patronati politici. E non vedo nemmeno un partito in grado di recepirle queste idee, è troppo preso dalle spartizioni, dalle lotte di potere. 

No, solo le idee non bastano.

 

E se è vero che le idee non bastano, la risposta naturale è: serve un leader!

No. Non serve un leader. Un leader da solo non ce la farà. Basta fare qualche esempio. D’Alema, che di governance (diciamo cosi, va…) se ne intende, ha provato a fare il partito del presidente, ha provato a sostituirsi (con il suo staff) ai dirigenti DS. La fine che ha fatto è nota. Veltroni, 10 anni dopo, ha fatto la stessa operazione. Con il suo stile, con il veltronismo e la direzione nazionale, invece che con lo staff. Ma il concetto è simile: io, io, io. Questo PD, che è un partito dalla classe dirigente incancrenita e in guerra continua al suo interno, ha scientificamente e continuamente eroso la leadership. Veltroni senza le varie correnti e correntine avrebbe potuto, forse, decidere/fare qualcosa! Di Prodi non ne parlo, mi viene troppa tristezza. 

La classe dirigente (parlamentari e i politicanti vari, nazionali e locali) non ci sta, non ci può stare, a lasciare tutta la scena al leader. È impensabile.

La sensazione, guardando questi 2 semplici esempi, è che un altro (ancor più uno come Bersani) finirebbe nello stesso modo!

Un leader, solo, non ce la può fare.

 

Si parla poi di ricambio. L’opinione ormai diffusa e condivisa è: non serve un ricambio anagrafico. Tendenzialmente l’affermazione viene declinata poi con due significati: “non abbiamo bisogno della veltroniana Madia” o “l’esperienza non è un gioco, un partito o il governo di una nazione non si può lasciare a persone di poca esperienza”. Dico alcune cose, schematicamente:

  • l’attuale classe dirigente (sinistra, pd, riformisti o non lo so) ha evidentemente fallito. Si occupa principalmente della propria autoconservazione e ciò che doveva dirigere ha collassato ormai irrimediabilmente.
  • Se è vero che è stata perdente, è anche vero che però che si parla di una generazione che ha vissuto momenti importanti del nostro paese, quanto meno dal punto di vista della formazione della coscienza politico-civile delle persone. i più anziani il dopoguerra, i più giovani il 68, il 77 e la caduta del muro e delle ideologie. La generazione mia? La generazione dei nati negli anni 70?
  • Io sono dell’84. Un bambino, praticamente. Consideriamo la generazione dal 75-76 fino al’85. Mi guardo intorno e non vedo la possibilità per noi di formarci politicamente in maniera decente. i partiti, quali? Le scuole di formazione, quali? Le proteste studentesche, quali? Non mi pare che abbiamo avuto l’occasione storica di formarci.
  • In questo senso potrei affermare che non c’è una classe dirigente in erba, pronta a sostituire tra 5-10 anni quella attuale. La cosa mi preoccupa.
  • Gli unici che hanno un’abitudine ad occuparsi di politica, ad eccezione di qualche raro caso di militanza territoriale vera, sono i baby dirigenti delle giovanili di partito, delle quali non posso dire di aver avuto buona impressione o esperienza. Sono tendenzialmente (non ve la prendete personalmente, per favore!) chiuse, autoreferenziali, impegnate in continui congressi. Sono lontane dai ragazzi, dalle scuole, dai posti di lavoro. Non è questione di buona o cattiva fede, è il contesto dell’attività politica quotidiana che ti corrode dall’interno. Questa almeno è la mia piccola esperienza di militante romano.
  • C’è tutto il mondo poi degli amministratori locali (più o meno giovani). Più frequentemente a quei livelli è facile trovare brave persone, politici capaci ed un consenso solido. La caratteristica comune a queste persone, oltre quella di non contare granché all’interno del partito, è una libertà di pensiero, una capacità innovatrice, la definirei una laicità di pensiero. Chissà però se quel modello è vincente, cioè se permette a chi lo applica di crescere politicamente e di fare carriera nel partito, e se è replicabile a livelli più alti!!

 

Un altro problema posto è: cosa opporre a berlusconi? 3 considerazioni:

  • Non possiamo opporre un berlusconi di sinistra a quello vero. Sarebbe sbagliato, pericoloso e di cattivo gusto. Inoltre rappresenterebbe la pubblica ammissione di una sconfitta culturale della sinistra.
  • Prodi (D’Alema per la verità) ha vinto due battaglie ma ha perso la guerra. Tenere il centro con questa sinistra radicale è impossibile.
  • Veltroni ha perso. Da soli, in queste condizioni, non si va lontani.

 

Provocazione: il veltronismo senza Veltroni forse avrebbe una chanche.

 

In chiusura dell’articolo, cercando di essere organico, pongo degli obiettivi.

  • Lungo termine, 2020 un grande partito della sinistra al 51%.
  • Medio termine, 2015 grande partito della sinistra al 40%.
  • Breve termine, 2012 il partito democratico al 35% alleato con piccolo centro e piccola sinistra
  • Brevissimo termine, 2010 il pd si rifonda, sostituendo tutti i dirigenti nazionali. elenco le azioni che penso dovrebbe fare il PD.

 

Le azioni da eseguire…

 

  1. Il Partito Democratico, dopo le elezioni europee apre le primarie per il leader nazionale. L’assemblea costituente si scioglie e non si rielegge. È un organo inutile. Fintamente democratico, al limite del populismo. La campagna per le primarie dura 6 mesi. Non ha diritto di candidarsi chi ha ricoperto un ruolo di dirigenza sopra il livello cittadino nei DS, nella Margherita, nei Radicali, nel PD o in ogni altro partito che ho dimenticato di citare. Può candidarsi chi ha la tessera del PD. Dev’essere istituito un meccanismo di rendicontazione dei fondi per la campagna che renda pubblici i contributi durante la campagna, non a posteriori. Per candidarsi non dev’essere necessario raccogliere le firme in più regioni, altrimenti si potranno presentare solo persone con un profilo nazionale ed un’organizzazione strutturata alle spalle. Le primarie non eleggono null’altro che un segretario. Il sistema elettorale o di regole deve essere architettato per portare persone tra i 25 e i 40 anni a girare l’italia intera, raccogliendo fondi dalle persone e convincendo casa per casa, piazza per piazza a votare. Ovviamente il sistema Obama è vincente…
  2. Nel frattempo gli organi regionali e provinciali rimangono in carica e  mandano avanti il partito. Conducono le campagne elettorali, coordinano il lavoro dei territori, continuano a fare quello che già stanno facendo. In questo modo il partito non rimane senza guida per mesi ma ha una conduzione “regionale”.
  3. La direzione nazionale si compone da 5 membri per regione, nominati dalle direzioni regionali attualmente in carica.
  4. Il segretario nazionale eletto resta in carica per 3 anni. Nomina un proprio staff, del numero e con l’organizzazione che preferisce.
  5. Eletto il segretario nazionale, si procede alla elezione, tramite normali congressi di partito dei segretari regionali e provinciali e delle rispettive direzioni. Non si può candidare chi ha già ricoperto qualsiasi incarico nei partiti sopra citati.
  6. Le regioni, una volta rielette, nominano ciascuna 5 persone che comporranno la direzione nazionale del PD. Essa non ha potere di veto sull’agire del segretario ma ha competenza specifiche nella produzione di proposte di riforma. Le commissioni che si formeranno all’interno della direzione si coordineranno con le numerose fondazioni del partito democratico e con i gruppi parlamentari.
  7. La direzione nazionale vota un codice etico se(ve)rissimo! GRANDE OPERAZIONE MEDIATICA e di sostanza. Tra l’altro lo statuto dovrà garantire la non candidabilità nelle liste del PD di: condannati, candidati al terzo mandato, ex dirigenti nazionali o regionali dei partiti della sinistra. Se la legge elettorale lo permetterà, si dovrà prediligere la territorialità e la capacità di attrarre consenso del candidato. Se la legge elettorale dovesse rimanere l’attuale, le liste elettorali saranno composte in base a preferenze espresse dagli iscritti al PD.
  8. Le fondazioni del partito democratico, per essere riconosciute come tali, devono avere esclusivamente ruolo formativo e di produzione politica. È incompatibile avere un ruolo all’interno di una fondazione e nel partito. Il loro sistema di regolamentazione e di finanziamento dovrà favorire la formazione di gruppi di studio, formati dalla ex classe dirigente dei partiti della sinistra e dai giovani studiosi delle materie giuridiche, economiche, ambientali e sociali.
  9. Entro il 2012 il Pd produrrà un programma politico di riforma generale dello Stato italiano. Alla stesura di questo programma dovranno partecipare: iscritti al PD, ex dirigenti dei partiti, intellettuali, dirigenti territoriali del partito. La fase di stesura del programma dev’essere tale da essere ricordata come il più grande momento di dibattito e confronto di almeno metà della nazione (non metà dei media, metà dei partiti ma metà dei 56 milioni di italiani). Per chiarezza: gli iscritti parteciperanno formalmente alla stesura, i simpatizzanti saranno coinvolti dal dibattito. Dovrà attivarsi un meccanismo trasparente e continuo di fundraising, alimentato direttamente dai cittadini.
  10. Nel 2013 si eleggerà il nuovo leader che con un programma nuovo e ipercondiviso e con una direzione nazionale molto radicata sul territorio, si preparerà alla campagna elettorale.
  11. Dipendentemente dall’andamento nei sondaggi e nelle amministrative e dalla legge elettorale, si valuterà se andare soli o se allearsi con altre forze.

 

 

Evidentemente sono pensieri di un semplice militante, che pecca di idealismo e non ha la visione d’insieme della situazione nel suo complesso.

 

Dopo la militanza territoriale, provo anche io a fare la mia nell’elaborazione…

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