Intanto non la si può chiamare plenaria. Per fortuna.

Eravamo una trentina, con le sedie intorno a un tavolo troppo piccolo per tutti. Una normale situazione a metà tra una riunione ed una mini assemblea.

Ivan Scalfarotto introduce. Dice belle cose, sul senso di stare qui e sulle modalità di confronto ipotizzate per questi 2 giorni. Non le tipiche delle assemblee politiche dove non c’è dialogo, ma una serie di monologhi.  Al contrario: interrompiamoci, interveniamo più volte, confrontiamoci dialogicamente. Chiude invitandoci a presentare cosa facciamo, nella vita e nella politica. In effetti il bisogno ce n’era eccome! Sentendo le persone parlare, mi sono accorto di quanto siano diverse le esperienze di ciascuno di noi. Il militante, il segretario del circolo aziendale, il deputato, il consulente politico, la iscritta al PD (nel senso che si è iscritta per la prima volta ad un partito con il PD), il consigliere comunale di Milano, l’assistente parlamentare a Bruxelles, la professionista della comunicazione politica.

Secondo la mia impressione, il vero filo comune degli interventi è stato il desiderio di trovare compagni (è un doppio senso?) per costruire il PD che oggi non abbiamo e che vorremmo. Quello di facebook e quello dei circoli territoriali. Quello di coloro che hanno votato alle primarie e anche (non proprio sempre) quello dei cittadini.

Quello che è stato detto oggi, me compreso ovviamente, è altamente condivisibile ma altamente generico. Domani dovremo trasformare, sintetizzare (per citare il termine esatto), le nostre sensibilità in proposte precise. Vedremo se ne saremo capaci!

Inizio ore 9.30.

PS: è vero, siamo molto eterogenei. Un bene? Un male? Dipenderà da 3 cose: da quanto dureremo oltre piombino, dalla qualità dell’elaborazione politica, da quanto sapremo coinvolgere in modo partecipativo il numero più vasto possibile di militanti, fuori di qui.

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