Non vi tedierò con l’analisi dei 3 candidati e delle 3 mozioni, sarebbe inutile e, cercando su Internet, ne troverete di ottima qualità.
Piuttosto vorrei, partigianamente, argomentarvi la mia scelta: Ignazio Marino.
La mozione Marino risponde a 2 urgenze irrimandabili del Partito Democratico: radicamento e identità.

Il PD ha dato, in questi due anni, il colpo di grazia al radicamento sul territorio già quasi inesistente di DS e Margherita. Finita l’esperienza del PCI si è deciso che le piazze, i condomini e le sezioni non fossero più i luoghi adatti per entrare in contatto con la società. Alla TV e agli altri mass media è stato delegato il ruolo esclusivo di rappresentare la politica. I risultati di questa operazione sono evidenti: Berlusconi incontrastabile e un partito, il PD, totalmente scollato dalla società.

Al contrario il Partito Democratico deve puntare sul contatto diretto con le persone. Per raccogliere istanze, per sintetizzare esigenze e trovare soluzioni, per essere (come dovrebbe ogni partito) il raccordo tra cittadino e istituzione. I cittadini devono ritrovare nelle sezioni territoriali un punto di riferimento per denunciare un diritto leso, per approfondire un tema, per discutere e confrontarsi sulla politica di questo paese.
La nostra è una società disgregata, le sezioni di partito (fa un po’ vetero ma io ci credo molto) possono essere un avamposto di aggregazione sociale, di qualità.

Sia Bersani che Franceschini criticano la passate gestione del PD – concordo: è assurdo che anche Franceschini sia critico… – e danno soluzioni teoriche interessanti quanto antitetiche.

La grande responsabilità di entrambi però è non aver rotto con la logica correntizia. Queste due mozioni sono correnti, composte a loro volta da sotto correnti. E le correnti non corrispondono ad altrettanti modi di vedere la società, non rappresentano sensibilità politiche differenti ma sono sempre e solo filiere di comando, parallele al partito, che tendono a sostituirlo ed indebolirlo.

La mozione Marino risponde molto chiaramente: l’unica corrente che vogliamo è quella dei circoli. I territori, gli iscritti e gli elettori al centro.
Un metodo rivoluzionario per questo Partito, scontato per un partito sano.

Il secondo tema è l’identità. Il Partito Democratico – che non comunista, non è socialista, non è socialdemocratico – non ha costruito un’identità. I grandi partiti del 900 avevano l’ideologia a caratterizzarli. Il Partito Democratico no.

A mio avviso il PD deve caratterizzarsi su posizioni politiche chiare e concrete. Sulle soluzioni a problemi reali. Su una lettura definita, quotidiana e strategica, della società in cui viviamo.

Sui temi economici, civili, sociali, ambientali o sulla scuola, sull’università, sulla politica estera cosa pensa il PD? Qual è l’analisi e quali le soluzioni?

Anche se tentativi ce ne sono stati, il PD non è riuscito a offrire risposte a queste domande.
Marino ci ha provato. Con umiltà e per quanto sia possibile in una mozione congressuale, ci ha provato. Ha preso delle posizioni chiare su temi forti: si al contratto unico, al salario minimo garantito, al reddito di solidarietà; no al nucleare; no ai respingimenti e si a regole chiare per l’immigrazione; si alle unioni civili, si al testamento biologico. E, ancora, si al diritto di cittadinanza per chi nasce in Italia, si all’energia rinnovabile, si alle pari opportunità e al merito, si al rapporto diretto tra elettori ed eletti con primarie e collegi uninominali.
Su questi temi si può essere d’accordo o meno, ma di sicuro scegliere è l’unico modo per creare un’identità.
Le altre due mozioni sono vaghe – quando non contraddittorie – su molti temi e, soprattutto, sono impossibilitate a prendere posizioni chiare perché al loro interno hanno esponenti che non sono d’accordo su molte cose. Mercato del lavoro, nucleare, diritti civili, immigrazione, legge elettorale sono alcuni dei temi su cui né Franceschini né Bersani sono in grado di esprimere una posizione chiara.

Mai, da tanto tempo a questa parte, sono stato così convinto di una scelta congressuale. Ignazio Marino incarna la possibilità di riformare la politica italiana.

Non andrò oltre, salvo consigliarvi di vedere i video che trovate qui sotto. Espongono le posizioni della Mozione Marino sui principali temi politici; posizioni chiare e semplici, su cui essere d’accordo o meno.

Il 25 Ottobre votate e fate votare Ignazio Marino, è ora di cambiare!






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