Bersani non potrei votarlo. E Franceschini nemmeno. Per esempio perché girava voce prima dell’estate che Franco Marini e Massimo D’Alema stessero cercando un accordo per la segreteria (Franceschini segretario e D’Alema presidente).
O perché sia Pigi che Dario hanno accettato la proposta di Scalfari, che riflette una pessima considerazione delle regole democratiche.
O perché prevedo, purtroppo, una gestione post primarie (sempre che nessuno raggiunga il 50%) all’insegna della “gestione unitaria”, “dell’accordo” e mai incentrata sull’elaborazione di un progetto, condiviso, per il PD.
Se nessun candidato verrà eletto domani, vorrei che alla convenzione nazionale si parlasse di programma, di posizioni chiare, di futuro del PD. Non solo di leader o di correnti.
Non voterò né Franceschini, né Bersani perché sono sicuro che Marino si comporterà in modo diverso.
Prenderà delle posizioni chiare su cui eventualmente aggregare consenso, non cercherà accordi tattici e davvero obbligherà gli altri due – così come ha fatto con la discussione congressuale – a gestire il partito in modo trasparente.
Voto Marino perché voglio cambiare il PD, per cambiare l’Italia.

Annunci