Mia madre, campionessa olimpionica di crisi isterica, torna a Roma per un periodo-finestra di qualche mese prima di partire di nuovo alla volta di chissà quale nazione. Per quel che riguarda me, gli spazi all’interno dell’appartamento sembr…ano restringersi improvvisamente. In compenso c’è qualcuno che cucina tutti i giorni e senza che le venga domandato. “Giulio, vai a vivere da solo, come fai a stare con tua madre a 28 anni?” mi domandano in molti. Allora ci penso. E scopro che non ho i soldi per pagare un affitto e che al massimo finirei a fare il cameriere per affittare una stanza. Sì ok, ma dove? Temo in un quartiere modesto, tendente allo squallido. Affittare una stanza significa coabitare: nel mio caso immagino un pugliese fuoricorso che studia sociologia e russa come un grizzly. Allora mi domando: perché pagare per vivere in una stanzetta del Quadraro insieme a un fuoricorso dalla rinite letale quando posso restare a casa mia contando i giorni che mancano alla partenza di mia madre? È come una gara di apnea: il bisogno di indipendenza per ora l’ho messo in freezer. Tanto fra qualche mese lo scongelo.

Giulio Somazzi – A

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