Un’amica mi scrive per chiedere delucidazioni sul referendum:

“Riguarda il quesito n.2 dove si chiede l’abrogazione della legge che concede il servizio ad agende municipali. In mano ai privati andrà meglio? Nessuno mi sa rispondere e si limitano a dirmi che votano 4 SI.Un amica di sinistra,consigliata dalla figlia dirigente dell’ Acea, mi ha detto che lei non ritira il quesito 2 perché su questo è meglio non ottenere il quorum.Vorrei cercare di non fare una cosa sbagliata e soprattutto di non  favorire quei manigoldi.”

Io rispondo così:

consiglio di leggere, se non l’ha già fatto, l’articolo de il post che riassume il referendum. Qui il link.

comunque, la questione è complicata. In premessa è importante capire che l’acqua è un bene che rimane pubblico. E’ la gestione del servizio che può essere pubblica o privata. Tutto sommato è la stessa operazione che si è fatta con energia elettrica, trasporti, telefono, gas.
la questione poi è che si è capito, da anni ormai, che il pubblico spesso non riesce a garantire standard di qualità del servizio alta, né tanto meno contenere i costi. Al contrario, teoricamente, il mercato garantisce servizio e costi contenuti. Quindi la decisione di permettere alle amministrazioni locali di rendere privato il servizio. Il problema però è duplice. Da una parte le situazioni cambiano parecchio da luogo a luogo: pensiamo all’emilia romagna dove il pubblico è efficiente, a latina dove ci sono seri problemi di infiltrazione mafiosa a tutti i livelli, alla lombardia dove il rapporto pubblico-privato sembra funzionare efficacemente. L’altro problema, comunque, è la gestione della privatizzazione. Quello che, in caso, funzionerebbe è il mercato. Cioè la libera concorrenza. Nell’erogazione di un servizio di questo tipo, invece, è molto complesso garantire competizione reale. Perché, naturalmente, i soggetti in grado di competere sul singolo territorio (es- acquedotto pugliese) sono pochissimi, se non uno solo!
quindi tutto ciò per dire che la questione è complessa e non si liquida con un referendum. va gestito e risolto in parlamento, con azioni congiunte e serie. il partito democratico ha una proposta di legge, già depositata da un anno, che riforma come si deve la gestione del sistema idrico. naturalmente siamo all’opposizione e il pd, come spesso accade, è stato incapace di mettere d’accordo le varie forze del centro sinistra per fare quadrato nel sostenere quella (o un’altra) proposta di legge.
al referendum, per come la vedo io, si va a votare per due motivi: dare una spallata ulteriore al governo – perché questi il merito dei 4 quesiti può indebolire o rafforzare il governo. e poi perché, tutto sommato, non fa mai male ribadire il valore della salvaguardia di diritti fondamentali del cittadino e dell’essere umano, come l’accesso all’acqua.

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