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Alemanno ieri: Questa e’ la Roma che abbiamo ereditato dopo 14 anni di centrosinistra, e’ la Roma di Veltroni, e’ la Roma che purtroppo ha dei gravi problemi rispetto alla sicurezza. Noi l’abbiamo sempre detto, prima in campagna elettorale ed adesso. Ci hanno risposto che volevamo fare uno Stato di polizia, che volevamo enfatizzare la paura dei cittadini invece l’inquietudine c’e”. Cosi’ il sindaco di Roma Gianni Alemanno ha commentato l’esito dell’indagine resa nota oggi dal Censis su ‘Le paure nelle metropoli’ sulla base di un sondaggio realizzato tra il 2 e il 20 luglio 2008. Alemanno, parlando a margine della VII Conferenza di organizzazione della Uil, ha sottolineato che ‘a questo si aggiunge anche un’ inquietudine di carattere sociale che ovviamente e’ legata al ciclo economico complessivo dell’Italia e dell’Europa. Ma il dato di fondo – ha aggiunto – e’ che noi abbiamo sempre sottolineato che Roma ha bisogno di nuove certezze e nuove regole e su questo stiamo lavorando molto intensamente. Da questo punto di vista purtroppo raccogliamo i frutti amari di tanti anni in cui il problema della sicurezza dei cittadini e’ stato totalmente ignorato’. (ANSA)

Alemanno oggi: Il sondaggio condotto dal Censis sulla percezione della sicurezza e che mostra Roma come la citta’ piu’ impaurita del mondo e’ “confuso e discutibile da un punto di vista scientifico”. Il sindaco capitolino Gianni Alemanno contesta con fermezza l’indagine dell’istituto demoscopico, soprattutto la metodologia scelta. “Come si fa a paragonare Roma a Bombay”, si domanda il primo cittadino, criticando la decisione di aver sovrapposto l’insicurezza sociale, ovvero l’impoverimento della popolazione, che e’ “un dato reale”, a questioni di ordine pubblico. Alemanno mostra quindi dati della prefettura, che vedono i reati in costante calo a Roma, fino a raggiungere ad agosto la cifra piu’ bassa dal 2006. “Il riconoscimento va alle forze dell’ordine, ma di certo non abbasseremo la guardia – ha osservato Alemanno -, pero’ i dati della prefettura parlano chiaro, segno che una svolta sulla sicurezza a Roma c’e'”.


Paolo Masini: Ecco i danni della demagogia di Alemanno. Che Roma sia una città spaventata, incerta, quasi ripiegata su sé stessa, è qualcosa che negli ultimi mesi avvertiamo con evidenza e preoccupazione. Credo che se si è arrivati a dati allarmanti come quelli diffusi oggi dal Censis è soprattutto a causa di una percezione esasperata del tema della sicurezza, fomentata dalla destra per ragioni di calcolo elettorale ed ormai sfuggita ad ogni controllo. Evidentemente quando denunciavamo certi eccessi avevamo ragione. Ma Roma, negli ultimi anni ha dimostrato di essere anche altro. Solidarietà, capacità di inclusione, innovazione e sviluppo. Da qui dovremmo ripartire. E per questo invitiamo il sindaco Alemanno ad abbandonare i toni propagandistici e gli ricordiamo che, se non altro per rispetto del ruolo istituzionale che ricopre, dovrebbe evitare di insistere con dichiarazioni e prese di posizione che stanno vanificando anni di lavoro e che, ogni giorno di più, precipitano questa città nel caos. Noi come sempre siamo disposti a fare la nostra parte. Perché per rompere la spirale dell’angoscia, questa sensazione costante di vivere in una società in cui ci sentiamo senza difese e incapaci di agire, dobbiamo mostrare uno scatto di orgoglio. Aggredire la paura lì dove, come sottolinea anche l’indagine del Censis, si annida: nel disagio sociale, nel degrado urbanistico, nella crisi di fiducia nel futuro di giovani e famiglie.

 

Noto una certa differenza.

Scrivo da brussels. Sono qua per qualche giorno, un po’ per politica un po’ per me. Tornatoci per l’ennesima volta, stavolta mi colpisce un aspetto: le tante nazionalità che si incontrano. Per strada, nel metrò, a cena. Realizzo che in italia, a roma, tutto ciò non esiste. Quante volte mi sono ritrovato al bar con uno spagnolo accanto? Quando mai un amico, invitato a cena, ha portato il suo coinquilino francese? Mai.

In questo momento sono seduto ad una taverne, una specie di pubbetto, in un quartiere non centrale, non periferico. Un quartiere qualsiasi, residenziale. Sento persone parlare spagnolo, francese, italiano (siamo dappertutto…). Tanti non hanno l’aria di turisti. L’altra sera poi ero ad una festa: italiani, belgi, francesi, romeni, tedeschi, portoghesi. Di tutto. A brussels puoi incontrare di tutto.

Certo qui c’è il parlamento europeo. Certo il belgio è al centro dell’europa continentale. Le colonie belghe non sono state un tardivo e ridicolo tentativo di autocelebrazione come quelle italiane. Il belgio è uno stato ricco, con poca densità abitativa e con un’identità nazionale debole (di una vorrebbero farne due). Però è anche vero che in italia la situazione è a monte disastrosa. L’italia è culturalmente impreparata allo “straniero”. La formazione scolastica ti consegna una padronanza della lingua inglese sufficiente a sentirti un perfetto idiota ogni volta che varchi i confini della penisola. Momenti di vita quotidiana di incontro con altre culture non esistono, a parte il quartiere esquilino a roma e il mercato della moschea il venerdi (parlo di roma, scusate. Vivo li). Se si nominano gli immigrati è solo per dare loro la caccia. La politica si divide tra chi è contro e vuole combattere l’immigrazione e chi dice “dobbiamo governarla ma non possiamo fermarla”. In italia non è possibile crescere con una cultura positiva del diverso. Nella dialettica il diverso ha esclusivamente accezione negativa; anche chi professa il contrario purtroppo è, in modo inconsapevole, culturalmente subalterno. Prima che di immigrazione clandestina o meno, è necessario parlare di straniero. Anche il comunitario, quello pulito, ricco e trendy. Non siamo in grado di rapportarci neanche con un francese, un inglese od un americano. È un problema culturale profondo.

È proprio per l’handicap da cui partiamo che dobbiamo impegnarci doppiamente. Apriamoci, accogliamo, scopriamo culture diverse. Lo straniero è una ricchezza. Averci a che fare significa crescere. Confrontarsi con chi vive in un’altra società significa migliorare la consapevolezza di sé. Abbiamo solo che da guadagnarci.

Il perché di quest’articolo non ce l’ho ben chiaro. Un po’ per cominciare a scrivere su amicoqua, un po’ per una volontà di partecipare a questa insopportabile, martellante fissazione per la sicurezza. Grazie dell’attenzione.