Archivi per la categoria: tecnologia

Copio un file Word nella cartella sincronizzata, per studiare come si comporta il nuovo Drive di Google. Con un doppio click da Finder – a differenza dei file che avevo su gDocs – si apre il programma di riferimento: Word. Ma se sullo stesso file ci si arriva dal browser si scopre la magagna: il file Word è in modalità sola lettura e cliccando su File si trova il comando per esportare il file dentro gDocs. Orribile.

Perché si perde l’occasione di integrare il miglior editor di testo web based con un sistema di filesync. Peccato.

gDocs - Export to Google documents

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Gentile Goffredo Fofi,
non sono un fan della cultura usa, né del primato del mercato. Al contrario mi ritengo critico verso la subalternità culturale che la saggia e vecchia Europa continua a dimostrare verso i modelli culturali imposti dalle fiction statunitense. Preferirei vivere in una società non governata dal profitto, ma da valori come la cultura, l’uguaglianza sociale, l’umanesimo. Per intenderci, sono uno di quelli che non guarda più la tv, perché nauseato e ormai incapace di reagire ai tempi imposti dai ritmi degli spot pubblicitari.
Trovo però il suo articolo facilmente criticabile, forse un po’ superficiale. La inaspettata reazione alla morte di Jobs è stata indubbiamente dettata da anni e anni di marketing Apple e dal rincoglionimento virale che i social media certe volte amplificano.
Al netto di questo, rimane la “rivoluzione permanente” che Apple ha perpetrato negli ultimi 20 anni. Le grigie e tecnocratiche tecnologie informatiche -complici dell’alienazione di più generazioni- nulla hanno a che fare con il tentativo -riuscito- di Apple di rendere funzionali e accessibili le grandi invenzioni tecnologiche degli ultimi 20 anni. Si dice che questa è l’epoca dello sfrenato sviluppo tecnologico a discapito dello sviluppo delle arti e delle scienze umane e -ahimè- lo condivido. La Apple, tra tutte le grandi software house che hanno dominato il mercato in questi anni, è l’unica che abbia messo sempre l’essere umano al centro. Il metodo Apple -e forse il motivo del suo grande successo- è improntato allo sviluppo delle tecnologie in funzione delle esigenze dell’uomo. Scrivere un testo, accedere alle informazioni contenute nella rete Internet, leggere ed inviare una email ad un amico.
Ad esempio, SJ ha sollevato migliaia di futuri utilizzatori dei tablet dall’imparare ad usare il mouse, oggetto assolutamente innaturale; proprio di un periodo di transizione, in cui la tecnologia -ancora preistorica- non è in grado di adattarsi alla naturalità dell’uomo. Comunica con esso attraverso farraginosi meccanismi e linguaggi incomprensibili. La transizione è ancora in corso e forse durerà ancora un bel po’.

Se la sua critica fosse alla società dell’informazione, mi troveresti abbastanza d’accordo. Criticare il mezzo o lo strumento, invece, ritengo sia un errore. La questione è la cultura, la consapevolezza e l’autonomia intellettuale del soggetto che utilizza lo strumento. Questa società -di nuovo d’accordo- insegna ad ognuno di noi a deresponsabilizzarci, a non pensare autonomamente, a preferire l’omologazione alla diversità. E Steve Jobs non può essere additato come interprete di questa cultura.

Detto questo, Apple è una multinazionale americana. E il successo di una società multinazionale si fonda sul profitto, assicurato da tanto marketing e ancor più flusso di cassa. Per eccellere, i tasti da premere sono quelli del consumismo compulsivo, dell’attaccamento morboso al marchio, del “cool” e del “cult”. Apple ha saputo premerli meglio di tanti altri, interpretando perfettamente il sogno americano.
Ma non è per questo che tanti di noi sono affezionati al marchio e al suo creatore, oltre che utilizzatori affiatati dei suoi prodotti.
Per dirla tutta, la mia dimensione etica e politica non ha mai riposto in Apple, né in nessuna grande espressione del mercato, alcuna aspettativa. Le riservo piuttosto nell’interpretazione critica dei fatti, nello sviluppo autonomo del pensiero, nel piacere di ragionare.
Ringrazio Apple perché mi permette, ogni giorno, di usare un iPad per scrivere ad un amico lontano, leggere un giornale o scrivere un commento inutilmente estremo e polemico.

Oggi negli Stati Uniti è il “Black Friday”, ovvero il “venerdì nero” successivo al Giorno del Ringraziamento, una giornata molto attesa dagli statunitensi perché dà ufficialmente il via alla stagione dello shopping natalizio. Durante il Black Friday – un evento socioeconomico ormai di proporzioni enormi – le grandi catene di distribuzione, e da qualche anno i principali siti di ecommerce online, offrono i loro prodotti a prezzi scontati per far conoscere i loro cataloghi e attirare nuovi clienti.

viaIl venerdì nero di Apple in Italia | Tecnologia | Il Post.

Appena ricevuta, da un amico, sulla posta facebook.

“Carissimo Martino, non ce la faccio più. Non riesco a starti dietro. Sei “troppo” per le mie capacità. Ogni volta che apro FB sono sommerso dalla tua straripante e dilagante presenza che invade ogni cm. quadrato dei 22 pollici del mio schermo. Un bianco cappello,che copre chissà quali propositi di invasione telematica, è diventato il mio incubo notturno. Perciò, senza nulla togliere al tuo impegno reale e alle tue capacità comunicative, ho preso la decisione di staccarmi, almeno momentaneamente,da te. Ti rimangono sempre 1.127 contatti. E poi, all’occorrenza, so come e dove trovarti per ristabilire il legame che desidero non finisca definitivamente. Perché sei un prezioso amico da conservare.Ciao”

ottima usanza per le riunioni importanti…

ormai sarà una mezzoretta...

ormai sarà una mezzoretta...