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Diamo il benvenuto a Cristiana e al suo blog. Anzi: al sul Tumblr.

…la mia quotidianità viene scossa da pillole di ordinaria creatività che la dimensione reale dispensa continuamente…

MySocialWorld&Me.

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Gentile Goffredo Fofi,
non sono un fan della cultura usa, né del primato del mercato. Al contrario mi ritengo critico verso la subalternità culturale che la saggia e vecchia Europa continua a dimostrare verso i modelli culturali imposti dalle fiction statunitense. Preferirei vivere in una società non governata dal profitto, ma da valori come la cultura, l’uguaglianza sociale, l’umanesimo. Per intenderci, sono uno di quelli che non guarda più la tv, perché nauseato e ormai incapace di reagire ai tempi imposti dai ritmi degli spot pubblicitari.
Trovo però il suo articolo facilmente criticabile, forse un po’ superficiale. La inaspettata reazione alla morte di Jobs è stata indubbiamente dettata da anni e anni di marketing Apple e dal rincoglionimento virale che i social media certe volte amplificano.
Al netto di questo, rimane la “rivoluzione permanente” che Apple ha perpetrato negli ultimi 20 anni. Le grigie e tecnocratiche tecnologie informatiche -complici dell’alienazione di più generazioni- nulla hanno a che fare con il tentativo -riuscito- di Apple di rendere funzionali e accessibili le grandi invenzioni tecnologiche degli ultimi 20 anni. Si dice che questa è l’epoca dello sfrenato sviluppo tecnologico a discapito dello sviluppo delle arti e delle scienze umane e -ahimè- lo condivido. La Apple, tra tutte le grandi software house che hanno dominato il mercato in questi anni, è l’unica che abbia messo sempre l’essere umano al centro. Il metodo Apple -e forse il motivo del suo grande successo- è improntato allo sviluppo delle tecnologie in funzione delle esigenze dell’uomo. Scrivere un testo, accedere alle informazioni contenute nella rete Internet, leggere ed inviare una email ad un amico.
Ad esempio, SJ ha sollevato migliaia di futuri utilizzatori dei tablet dall’imparare ad usare il mouse, oggetto assolutamente innaturale; proprio di un periodo di transizione, in cui la tecnologia -ancora preistorica- non è in grado di adattarsi alla naturalità dell’uomo. Comunica con esso attraverso farraginosi meccanismi e linguaggi incomprensibili. La transizione è ancora in corso e forse durerà ancora un bel po’.

Se la sua critica fosse alla società dell’informazione, mi troveresti abbastanza d’accordo. Criticare il mezzo o lo strumento, invece, ritengo sia un errore. La questione è la cultura, la consapevolezza e l’autonomia intellettuale del soggetto che utilizza lo strumento. Questa società -di nuovo d’accordo- insegna ad ognuno di noi a deresponsabilizzarci, a non pensare autonomamente, a preferire l’omologazione alla diversità. E Steve Jobs non può essere additato come interprete di questa cultura.

Detto questo, Apple è una multinazionale americana. E il successo di una società multinazionale si fonda sul profitto, assicurato da tanto marketing e ancor più flusso di cassa. Per eccellere, i tasti da premere sono quelli del consumismo compulsivo, dell’attaccamento morboso al marchio, del “cool” e del “cult”. Apple ha saputo premerli meglio di tanti altri, interpretando perfettamente il sogno americano.
Ma non è per questo che tanti di noi sono affezionati al marchio e al suo creatore, oltre che utilizzatori affiatati dei suoi prodotti.
Per dirla tutta, la mia dimensione etica e politica non ha mai riposto in Apple, né in nessuna grande espressione del mercato, alcuna aspettativa. Le riservo piuttosto nell’interpretazione critica dei fatti, nello sviluppo autonomo del pensiero, nel piacere di ragionare.
Ringrazio Apple perché mi permette, ogni giorno, di usare un iPad per scrivere ad un amico lontano, leggere un giornale o scrivere un commento inutilmente estremo e polemico.

Fatevi una passeggiata qui

Mio padre mi segnala oggi quest’articolo. Non avendolo letto, fortunatamente.

Già il titolo dice molto e, leggendo, la situazione peggiora notevolmente!

Si parla dei lati oscuri di Internet. Se ne parla purtroppo commettendo grossolani errori.

Si confonde lo strumento con l’utilizzo che se ne fa, peraltro citando pochi casi isolati ed evidentemente patologici, a prescindere da Internet o dallo sviluppo della tecnologie e dall’utilizzo che se ne fa.

Si mischiano problematiche diverse legate ad età diverse; si confonde l’uso eccessivo di internet delle varie fasce d’età con la frequentazione, da parte dei bambini, di siti porno o similia – problema serio, per la cui risoluzione, più che affidarsi ad una versione di XP modificata, la famiglia dovrebbe guidare, educare, responsabilizzare e proteggere il bambino; si citano dati talmente generici e perfetti a dimostrare le tesi dell’articolo (peraltro nulla più che un’instillazione generica di diffidenza verso lo strumento Internet), da essere davvero poco credibili; infine, come ciliegina sulla torta, si racconta di una finta clinica cinese che usava la tortura come terapia alla dipendenza da web, finita sotto processo, chiusa e arrestati tutti gli “operatori”.

La TV fa schifo, il televisore ormai a casa si usa solo per divx scaricati da Internet.

Il giornale lo leggo, spesso. Repubblica meno.

Dal sensazionalismo sarebbe meglio starne lontani, sempre.

Appena ricevuta, da un amico, sulla posta facebook.

“Carissimo Martino, non ce la faccio più. Non riesco a starti dietro. Sei “troppo” per le mie capacità. Ogni volta che apro FB sono sommerso dalla tua straripante e dilagante presenza che invade ogni cm. quadrato dei 22 pollici del mio schermo. Un bianco cappello,che copre chissà quali propositi di invasione telematica, è diventato il mio incubo notturno. Perciò, senza nulla togliere al tuo impegno reale e alle tue capacità comunicative, ho preso la decisione di staccarmi, almeno momentaneamente,da te. Ti rimangono sempre 1.127 contatti. E poi, all’occorrenza, so come e dove trovarti per ristabilire il legame che desidero non finisca definitivamente. Perché sei un prezioso amico da conservare.Ciao”

http://www.youmark.it/article/17404