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Si, oggi abbiamo fatto un buon lavoro.

Divisi nei gruppi tematici, abbiamo ragionato, liberamente, sui temi. Abbiamo individuato e sintetizzato alcuni nodi concettuali.

Nulla a che vedere con i format classici della politica: le riunioni noiosissime in cui non ci si confronta su nulla (la classica serie di monologhi, presente no?) o le passerelle ad uso e consumo dei giornalisti e dell’ego del politico di turno.

Ci siamo scambiati idee, ragionato su problematiche, soluzioni reali ed accettabili dal Paese e dal nostro partito.

Non pretendiamo di avere la risposta a tutti i problemi di questa società, né di essere i più puri. Non ci interessa.

Vogliamo trovarci (e ritrovarci) insieme a discutere di politica. Diversamente da come si fa di solito.

Oggi ci siamo riusciti.

Rassegna Stampa: Europa.

Ps: Ovvio, non risolveremo noi i problemi de sto partito.

No, non è il club pro scalfarotto o pro civati.

Si, teniamo a questo partito e siamo impegnati, ognuno dai propri diversi ruoli, per cambiarlo.

No, non siamo imille; c’è di più: ancora ci dobbiamo strutturare, non abbiamo un’identità troppo definita.

Si, abbiamo intenzione di andare in fondo a sta storia; già stiamo pensando a chi altro invitare al prossimo incontro!

Certo! vi terremo informati!

Civati su Affari Italiani.

L’Unità.

la Repubblica.

Intanto non la si può chiamare plenaria. Per fortuna.

Eravamo una trentina, con le sedie intorno a un tavolo troppo piccolo per tutti. Una normale situazione a metà tra una riunione ed una mini assemblea.

Ivan Scalfarotto introduce. Dice belle cose, sul senso di stare qui e sulle modalità di confronto ipotizzate per questi 2 giorni. Non le tipiche delle assemblee politiche dove non c’è dialogo, ma una serie di monologhi.  Al contrario: interrompiamoci, interveniamo più volte, confrontiamoci dialogicamente. Chiude invitandoci a presentare cosa facciamo, nella vita e nella politica. In effetti il bisogno ce n’era eccome! Sentendo le persone parlare, mi sono accorto di quanto siano diverse le esperienze di ciascuno di noi. Il militante, il segretario del circolo aziendale, il deputato, il consulente politico, la iscritta al PD (nel senso che si è iscritta per la prima volta ad un partito con il PD), il consigliere comunale di Milano, l’assistente parlamentare a Bruxelles, la professionista della comunicazione politica.

Secondo la mia impressione, il vero filo comune degli interventi è stato il desiderio di trovare compagni (è un doppio senso?) per costruire il PD che oggi non abbiamo e che vorremmo. Quello di facebook e quello dei circoli territoriali. Quello di coloro che hanno votato alle primarie e anche (non proprio sempre) quello dei cittadini.

Quello che è stato detto oggi, me compreso ovviamente, è altamente condivisibile ma altamente generico. Domani dovremo trasformare, sintetizzare (per citare il termine esatto), le nostre sensibilità in proposte precise. Vedremo se ne saremo capaci!

Inizio ore 9.30.

PS: è vero, siamo molto eterogenei. Un bene? Un male? Dipenderà da 3 cose: da quanto dureremo oltre piombino, dalla qualità dell’elaborazione politica, da quanto sapremo coinvolgere in modo partecipativo il numero più vasto possibile di militanti, fuori di qui.

Ore 16.

Arriviamo a Riotorto (sembra il nome di un villaggio messicano?) dopo 3 ore e mezzo di decappottabile, siamo Paolo, Francesco ed io. Velocemente ci assegnano le stanze e io, come mio solito, finisco con l’iPhone attaccato al mac per ricaricarsi mentre recupero una decina di telefonate perse nell’ultima ora di viaggio (la batteria dell’iphone è una barzelletta).

Saluti, presentazioni, baci e abbracci. Clima amichevole, piacevole, vero, umano.

Vedremo cosa ci riserverà la prima plenaria….

Cari tutti,
la questione è seria. Questo PD non va. Non ha mantenuto la promessa, quella di rinnovare la politica italiana.
Non è un partito nuovo. Ha riproposto le stesse dinamiche dei due vecchi partiti da cui proviene. Anche le primarie (quelle del 2007 e, ahimè, quelle dei giovani) sono state occasione di riprova di quanto è compromessa questa classe dirigente. Anche i giovani lo sono. Chi fa politica da qualche anno nella SG o nei giovani della margherita ha già imparato tutti i meccanismi e li ripropone anche nella fondazione della nuova organizzazione giovanile di un nuovo partito.
Che tristezza.
Sono un candidato all’assemblea regionale del lazio, eletto per giunta. Ne ho viste di tutti i colori.

Per accaparrarsi un posto nell’assemblea (nazionale o regionale che sia) si è arrivati a fare di tutto. In POCHISSIMI casi, e mi verrebbe da dire in nessun caso, si è fatto attenzione a coinvolgere nuovi ragazzi, ad entrare nelle università, nelle scuole, a cercare l’aiuto di realtà estranee alla politica partitica. 2 mesi di lavoro su queste primarie mi hanno tolto la speranza anche sulla prossima generazione. Se quelli impegnati in politica che ora hanno 25-30 anni sono così, rimpiango d’alema, fassino, bersani, veltroni. Almeno la loro generazione ha vissuto fasi della storia italiana e mondiale che possono aver formato la loro visione politica delle cose, meglio della mia generazione, cresciuta nell’agio totale degli anni 80-90 e nell’antipolitica degli ultimi anni.
Tornando al nostro PD, abbiamo alzato la posta, abbiamo detto che sarebbe stata una cosa nuova, che non saremmo più stati autoreferenziali, che non ci saremmo più concentrati su noi stessi, che saremmo tornati tra le gente, ad ascoltare, ad occuparci dei bisogni delle persone. Abbiamo alzato la posta. E abbiamo deluso le aspettative.
Penso che se c’è un’occasione per salvare l’ex sinistra italiana dobbiamo sfruttarla. Dobbiamo invertire completamente la rotta. Dobbiamo avere coraggio di prendere scelte, anche impopolari (siamo all’opposizione..). Dobbiamo intercettare i bisogni, rispondere con proposte concrete, cercare di recuperare la crisi dell’antipolitica. Grillo, fortunatamente aggiungo, sta andando giù. Probabilmente parte delle persone che l’hanno seguito ora aspettano, dopo la pars destruens, di potersi impegnare in qualcosa di positivo, la pars costruens. Potrebbe essere il PD.
Liberiamoci di chi ruba, di chi non sa amministrare, di chi non rappresenta l’elettorato, di chi non ha il coraggio di puntare in una RIVOLUZIONE della politica.
Dovremo avere il coraggio di portare fino in fondo queste azioni, senza lettere delle vecchiette, senza l’ecumenismo veltroniano, parlando alla testa, oltre che alla pancia.
O avremo questo coraggio o il PD, e insieme a lui tutta la sinistra dei prossimi 5-10 anni, colerà a picco.